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Luppoleti Aperti 2026: il birraturismo cresce insieme alla filiera della birra italiana

Le temperature elevate dell’estate stanno influenzando non solo i consumi di birra, ma anche il modo in cui sempre più persone scelgono di avvicinarsi al mondo brassicolo. Secondo un’analisi del Consorzio Birra Italiana, diffusa insieme a Coldiretti, il caldo record favorisce sia il consumo di birra artigianale sia la crescita del birraturismo, una forma di turismo esperienziale che porta appassionati e curiosi direttamente nei luoghi di produzione.

In questo contesto torna Luppoleti Aperti 2026, iniziativa che invita il pubblico a visitare aziende agricole e luppoleti per conoscere da vicino la filiera della birra italiana.

Luppoleti Aperti 2026 apre le porte dei luppoleti italiani

L’edizione 2026 prende il via domenica 26 luglio con una giornata dedicata alla scoperta del luppolo e della sua coltivazione.

Il programma prevede attività come picnic all’ombra dei luppoli in fiore e la raccolta dei coni, offrendo ai visitatori un’occasione per comprendere l’origine delle materie prime utilizzate nella produzione della birra.

L’iniziativa coinvolge un numero crescente di aziende e richiama un pubblico sempre più ampio, confermando come la birra possa rappresentare non soltanto un prodotto da degustare, ma anche una vera destinazione turistica.

Per il primo appuntamento del 26 luglio 2026 partecipano [scheda calendario]:

  • Birra Salento
  • Valle del Masero

Il secondo appuntamento è fissato per il 23 agosto 2026 con [scheda calendario]:

  • Luppolajo
  • Mastri Birrai Umbri
  • il Giardino delle Luppole
  • Luppolovers – Luppolo Made in Italy
  • Az. Agr. Palazzo Cavalieri
  • Birra Baladin
  • Birra Salento
  • Birrificio Serro Croce
  • Birrificio Oltremondo
  • Az. Agr. Lucchi-Italian Hops Company
  • Birra Hopposti
Logo Consorzio Birra Italiana
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Il birraturismo guarda anche agli operatori del settore

Il progetto non si limita agli eventi aperti al pubblico.

Il Consorzio Birra Italiana punta infatti a presentare un’iniziativa dedicata agli operatori durante la TTG di Rimini, con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente il turismo legato alla birra.

A supportare questo percorso ci sono anche alcune etichette promosse dal Consorzio, come Bionda Sarda, Libeera e Kidda, che riportano un QR code attraverso il quale è possibile conoscere le aziende aderenti e le attività di accoglienza offerte nelle diverse sedi.

Sul fronte istituzionale, il 28 aprile è stato inoltre depositato dai senatori De Carlo e Salvitti un disegno di legge che, a due secoli dall’avvio della storia della produzione della birra in Italia, riconosce la birra e le sue coltivazioni come patrimonio culturale nazionale da promuovere e sostenere.

Materie prime italiane al centro della filiera

Per il Consorzio Birra Italiana e Coldiretti la valorizzazione della birra passa innanzitutto dalle materie prime agricole.

I cereali del territorio

Tra i cereali utilizzati figurano varietà come Biancolilla, Timilia, Saraolla, Risciola, Senatore Cappelli, Perciasciacci e Russello, mentre il luppolo coltivato nelle diverse aree italiane contribuisce a caratterizzare i profili aromatici delle birre con note floreali, erbacee o di frutta tropicale.

Gli ingredienti dai territori italiani

Accanto ai cereali trovano spazio numerosi ingredienti provenienti dai territori italiani, tra cui carrube, scorze di mandarino di Ciaculli, limone di Sorrento, fichi del Cilento, mirto di Sardegna, Pompia sarda, castagne degli Appennini e canapa, utilizzati dai birrifici artigianali per realizzare produzioni a chilometro zero.

Teo Musso: «Puntiamo a qualificare l’offerta esperienziale»

Secondo Teo Musso, presidente del Consorzio Birra Italiana:

“Il nostro obiettivo è sostenere la crescita dell’interesse per il birraturismo accompagnando le aziende verso una sempre maggiore qualificazione dell’offerta, a partire da quella esperienziale. Ma stiamo anche lavorando al lancio di un grande progetto di valorizzazione delle Strade della Birra nelle regioni italiane, un evento nazionale di promozione dei birrifici da filiera agricola italiana”.

Anche Dominga Cotarella, presidente di Terranostra, sottolinea il valore della collaborazione tra aziende agricole e ospitalità rurale:

“Il turismo legato alla birra è un fenomeno in grande crescita che mira a valorizzare una produzione agricola in espansione nel nostro Paese. Unire il piacere di sperimentare nuovi birrifici, con l’esperienza di ospitalità contadina dei nostri agriturismi, credo sia una miscela vincente che nel tempo può essere rafforzata con diverse attività congiunte su cui stiamo lavorando insieme al Consorzio anche finalizzate alla promozione dei prodotti del territorio”.

Una filiera che vale miliardi di euro

Secondo i dati diffusi da Consorzio Birra Italiana e Coldiretti, la filiera della birra artigianale italiana comprende 1.163 attività produttive distribuite sul territorio nazionale.

Dal campo alla tavola il comparto impiega circa 93.000 addetti, mentre i consumi hanno superato i 36 litri pro capite, pari a 2,1 miliardi di litri, generando un fatturato complessivo di 9 miliardi di euro.

Il settore continua inoltre a evolversi grazie alla crescente attenzione verso produzioni distintive, certificazioni d’origine, filiere agricole, brewpub e punti vendita presenti nei mercati di Campagna Amica.

Tra le nuove professionalità che accompagnano questa crescita viene indicata anche quella del degustatore professionale di birra, figura specializzata nella conoscenza degli stili brassicoli, nell’analisi sensoriale, nell’individuazione di eventuali difetti e nella proposta degli abbinamenti gastronomici.

Per informazioni sull’iniziativa e sulle modalità di partecipazione è possibile consultare il sito del Consorzio Birra Italiana, nella sezione “News ed Eventi”.

 

 

 

 

 

Sogno di gioco degli scacchi e birre

Wolfgang

Collab. Redazione di Pintamedicea.com

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