Tiswin: la birra rituale degli Apache
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Tiswin la “birra” degli Apache
Gli Apache quando vennero in contatto con i primi europei erano un popolo semi-nomade praticamente all’età della pietra ma producevano già tradizionalmente bevande alcoliche da cereali fermentati. I nomi con cui viene indicata tale bevanda sono vari, sia per i dialetti dei nativi, sia per la traslitterazione nel nostro alfabeto: tiswin, tizwin, tulupai, tulapai, tesvino, tesgüino, tulpi… Tulupai significa letteralmente “acqua grigia“. Era una bevanda “magica” e veniva assunta ritualmente dopo un digiuno che ne aumentava gli effetti inebrianti.
Erano le donne Apache a occuparsi della produzione e le ricette erano un segreto di famiglia tramandato di madre in figlia quindi, considerando anche la grande estensione di territorio dove le varie tribù erano stanziate, variavano parecchio, in alcuni casi prevedevano ingredienti aggiuntivi come la polpa di saguaro o la radice di stramonio.
Ci sono giunte solo ricette tardive raccolte quando gli apache erano già confinati nelle riserve, di fatto la tradizione è andata persa anche perché la produzione fu proibita.
Parlando di apache il primo nome che viene in mente è quello di Geronimo, anche il suo destino è legato al tiswin che fu la principale causa della sua ultima e più famosa fuga dalla riserva nel 1885.
Geronimo (1829-1909) era un Bedonkohe Ndendahe Apache, ovviamente Geronimo era il nome che gli avevano dato i messicani, si chiamava Goyathlay, cioè “quello che sbadiglia” e non era un capo ma uno sciamano.
Dopo averli rinchiusi nelle riserve gli statunitensi intendevano trasformare gli apache in contadini fornendo attrezzi e sementi.
Gli apache nonostante non avessero esperienza, i terreni non fossero idonei e le attrezzature agricole, pensate per le terre dell’Est, fossero inadatte, si impegnarono, il mais crebbe e ci furono i raccolti.
Pare che il capo chiricahua Kayatennae avesse usato il suo intero raccolto per produrre tiswin e per questo fu arrestato e rinchiuso nella prigione di Alcatraz ma tra gli apache si diffuse la falsa notizia che era stato impiccato.
Geronimo che già in precedenza, con una delegazione dei capi, aveva protestato inutilmente contro il divieto di produrre la loro bevanda ancestrale decise allora di uscire dalla riserva… ed entrare nella leggenda.
La ricetta di Geronimo
Vi riporto infine una ricetta, lo stesso Geronimo nelle sue memorie ce ne lascia una ma, dato che erano le donne a occuparsi della produzione, scelgo quella di Dahteste (1860-1955) Apache Chokonen sposata e con figli, seguì con la famiglia Geronimo nella sua fuga partecipando anche attivamente ai combattimenti. Fu interprete e portavoce dei ribelli nella resa finale del 1886. Detenuta per 19 anni come prigioniero di guerra fu infine inviata nella Mescalero Apache Reservation in New Mexico.
“Per preparare il tiswin, si macina finemente il mais sul metate (mortaio di pietra). Si accende un fuoco alto e si fa bollire la farina per venti minuti. Si toglie dal fuoco, si strizza bene e si ottiene una purea. Si buttano via i fondi.
Si mette in un vaso e si lascia fermentare con il lievito per ventiquattro ore. Ci voleva molto più tempo quando non avevamo lievito.”
Notate che nella ricetta non viene specificato che si tratta di mais maltato ma la cosa è confermata da altre fonti. Ho trovato anche la descrizione della maltatura. La procedura d’estate era semplice, il mais bagnato veniva messo in una buca o in un vaso al sole ma d’inverno la procedura era più pittoresca, il mais bagnato veniva posto su foglie di yucca sotto il giaciglio in modo che fosse il calore del corpo a favorirne la germinazione.
Fonti
Apache Voices – Sherry Robinson, Eve Ball
The North American Indian – Edward S. Curtis
Wikipedia
Gianluca Lombardi

