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L’ascesa delle lager mediterranee

L’effetto Madrí

La caldazza che ho trovato in terra d’Albione ai primi di Agosto mi ha imposto una riflessione che stride un po’ con certe convinzioni da beer nerd di lungo corso. Il caldo, le temperature estreme per la media inglese, hanno reso la bevuta delle mie amate birre in cask più difficoltosa. Durante  la canicola sterminata che ben conosciamo, il corpo è accaldato e pretende qualcosa di rinfrescante, che dia sollievo o una parvenza tale. Ma la birra in cask esce a temperatura di cantina, troppo alta per le heat wave di questi giorni (l’articolo è stato scritto intorno al Ferragosto).

Ed è qui che per me acquistano senso e si spiega il successo in UK delle lager mediterranee di cui avevo letto tempo addietro. Si tratta di una nuova categoria di birre, percepita dai consumatori come “Mediterranean lager”, estive, fresche e facili da bere che hanno un grande seguito sul mercato inglese. Già nel 2023, lo scrittore Pete Brown, prevedendone il successo commerciale, parlava di “effetto Madrí”, dal nome della prima birra di questo genere –Madrí Excepcional. Un nome che suona spagnolo ma che invece appartiene a una birra prodotta in Inghilterra da una multinazionale (!) e ormai da anni continua a riscuotere un grande successo. L’ho assaggiata nella caldazza di cui sopra e l’ho trovata gradevolmente ristoratrice. Ero a un tavolo con giudici birrari stranieri, da varie parti del mondo e sono rimasti sorpresi quando gli ho detto che stavo bevendo una birra fatta in Inghilterra, convinti che fosse una ‘cosa’ spagnola.

Certo, preferirei sempre una bella pinta di real ale al chiuso di un pub, magari col caminetto acceso e la finestra picchiettata dalla pioggia invernale. Ma se invece sono all’aperto, in una serata d’estate eccessivamente calda, a cercare di carpire ogni refolo d’aria per riprendermi dall’afa atroce della giornata, allora Madrí o chi per lei ghiacciata va benissimo. Questa birra e tutto ciò che ci ruota attorno, mi ha incuriosita perché sfida certe convinzioni che mi porto dietro da tanto e mi ha spinta a leggere articoli di settore, per cercare di capire le ragioni di un fenomeno così di successo in un mercato che invece sta facendo sempre più fatica.

In quell’articolo del 2023 Pete Brown si chiedeva se il mondo delle cask ale possa imparare da questo effetto Madri (si trovano dappertutto, ci ho fatto caso), come un tempo in UK si trovava ovunque la Nastro Azzurro (adesso mi pare di meno, ma i miei giri e le mie sbirciate alle spine di randomici pub incontrati per strada non costituiscono un campione statistico sufficiente a sviscerare le tendenze del mercato inglese odierno della Nastro). Brown riflette sul fatto che Madri sia una birra prodotta nel North Yorkshire da un birrificio che fa capo a una multinazionale. L’aspetto su cui vale la pena soffermarsi è che alle persone non interessa la cosa in sé ma il suo potenziale evocativo e questa birra dal nome spagnoleggiante evoca scenari di socialità rilassata a latitudini vacanziere. Inoltre, anche se si tratta di birre easy drinking, in realtà vengono presentate come prodotti premium, dove la bevuta ha un appeal più ricercato rispetto alle lager standard industriali. Tale fenomeno dimostrerebbe come il marketing e l’identità percepita possano influenzare fortemente il comportamento d’acquisto. Sarebbe interessante se per una volta, tanto per cambiare, il mondo artigianale copiasse l’idea da quello industriale.

Il caso spagnolo

Al punto che adesso la Spagna, tramite l’ASYCCE, l’associazione di sommelier e di cultura birraria spagnola, nei mesi scorsi ha codificato la Mediterranean Lager come stile autoctono e ora ne chiede il riconoscimento ufficiale, codificando in modo rigoroso il nuovo stile di birra (e si notano subito le differenze sostanziali con la concezione inglese). Lungi dall’essere un’invenzione campata in aria, la richiesta cerca di dare struttura alle interpretazioni che, in modo spontaneo, stavano già producendo alcuni piccoli birrifici spagnoli come Garage Beer Co., The Pirate, Althaia o Yakka. Dunque, vediamo come secondo ASYCCE le Mediterranean lager dovrebbero essere birre caratterizzate da: “leggeri ed eleganti aromi di agrumi provenienti dal luppolo o dall’aggiunta di agrumi locali come limone o mandarino, con un corpo leggero e un caratteristico e sottile tocco minerale o salino che evoca l’influenza costiera”. A livello evocativo, dicono, dovrebbero richiamare l’esperienza di aprire una birra dopo essere usciti da una nuotata in mare.

Ma tante delle lager mediterranee consumate in UK non sono fatte in Spagna e non hanno queste caratteristiche. Madrí Excepcional, il maggior successo in Gran Bretagna negli ultimi anni, arriva dagli impianti di Molson Coors nel North Yorkshire e quando l’ho assaggiata  l’ho trovata una birra dal corpo morbido, incentrata su lievi note dolci del malto, in cui il luppolo costituisce una timida presenza floreale. Le Mediterranean lager in versione oltremanica hanno una morbidezza ruffiana che dà una sensazione avvolgente al sorso, senza togliere nulla alla freschezza. Quelle spagnole, a quanto leggo, sono più incentrate sull’agrumato (che venga dalla frutta o dal luppolo).

Dalla nicchia al mainstream: anche la birra craft sale sulla barca

Tornando al Regno Unito, leggiamo su The Drink Business che le Mediterranean lager hanno ormai un peso importante nel mercato britannico: secondo Thompson, due dei primi tre marchi nel canale on-trade appartengono a questo ambito stilistico, con i conseguenti volumi di vendita fuori scala. L’effetto Madrí è stato anche una veloce diffusione di questo tipo di birre e sul mercato si trovano altri esempi nel mondo della birra craft.

Triple Point Brewery, raccontando la sua Briganti , spiega in cosa consista il fascino della sua lager mediterranea e la ricerca dell’appeal sui palati d’Albione. A cominciare dal nome che si riferisce a come gli antichi romani chiamavano le popolazioni locali: briganti, appunto. I brigantes furono le tribù che resistettero di più all’invasione dell’impero romano; il birrificio l’ha trovato il nome perfetto per una birra locale e al contempo collegata alle latitudini di cui si diceva all’inizio.

Poi c’è il caso Rising Tide, nuova lager gluten free al 4,8% prodotta dal pluripremiato Firebrand Brewing Co. che ha incontrato un’accoglienza positiva presso il pubblico, confermando l’interesse dei consumatori per questa categoria. Joe Thompson, mastro birraio e co-proprietario di Firebrand, afferma che la crescita delle lager mediterranee sta modificando il panorama della birra nel Regno Unito. Secondo lui, le preferenze dei consumatori si stanno orientando su prodotti che combinano bevibilità, gusto pulito e l’immaginario vacanziero associato al Mediterraneo di cui si diceva sopra.

Per questo motivo Firebrand ha deciso di rendere Rising Tide una presenza stabile del proprio catalogo (al momento in cui scrivo, però, sul sito non la vedo ancora). La birra è prodotta in Cornovaglia utilizzando luppolo Spalter Select e nasce con l’obiettivo di intercettare la crescente domanda di pilsner premium indipendenti nei pub e nei locali britannici. Thompson sostiene che i consumatori non cercano soltanto un determinato profilo aromatico o gustativo, ma sempre più persone desiderano prodotti che raccontino una storia, esprimano una provenienza geografica riconoscibile e possiedano una personalità distintiva.

A mio avviso, il nostro approccio a certi prodotti va al di là delle loro caratteristiche intrinseche e tocca i nostri sensi in modi irrazionali. Comunque, per differenziarsi dai grandi marchi internazionali, Firebrand propone una lettura in chiave ‘cornica’ della lager mediterranea. L’azienda cerca di mantenere le caratteristiche di freschezza e facilità di bevuta associate allo stile, e inserendole in una narrazione legata alla Cornovaglia, al suo paesaggio costiero e alla sua identità locale.

A livello italiano ho assaggiato la nuova del Birrificio del Forte, che ho apprezzato in modo particolare. È però una Mexican Lager, quindi entrano in gioco altri ingredienti: ne parleremo in un altro momento.

E se fosse la Grecia?

Da tutto questo non ho potuto fare a meno di pensare alla mia amata Grecia che ha una scena della birra craft interessantissima e in crescita e che potrebbe beneficiare da questo discorso. Non per ribadire l’ovvio, ma si tratta di un territorio in cui i birrifici greci possono rivendicare una mediterraneità autentica: tante isole, turismo, mare, clima ecc. Per non parlare della Storia con la esse maiuscola. Questo rende più naturale il racconto di una lager fresca e “holiday-style”.

La scena greca attuale, poi, non è solo IPA. Nelle classifiche dei Greek Beer Awards compaiono categorie come Pale Lager, Modern Lager, International Lager e Pils/Pilsner, con diversi birrifici greci premiati (tutti i risultati nella hall of fame). Birrifici come Nissos, Mikònu, Santorini Brewing Company, Corfu Beer, Chios Beer, Septem e altri dimostrano come la Grecia abbia già una scena artigianale riconoscibile, legata alle isole o ai territori specifici. L’industria se n’è già accorta e pure il retail britannico se n’è già accorto: il Regno Unito associa già la birra greca a vacanze, Mediterraneo e alle “world beer” premium. Questo può aprire spazio e opportunità anche a versioni craft greche autentiche e sicuramente interessanti.

Il bicchiere ufficiale?

Infine una curiosità, Non so se sia davvero il bicchiere ufficiale, ma all’estero l’ho incontrato diverse volte. Per esempio, l’avevo già notato in Grecia la scorsa primavera. È un bicchiere a tulipano senza stelo, in inglese stemless tulip glass, in italiano non mi pare che abbia un nome (ho chiesto un po’ in giro, senza risultati). Un bicchiere che io trovo che invogli il sorso abbondante e la bevuta comoda. Non lo puoi tenere tanto in mano un bicchiere così, sennò la birra si scalda troppo.

 

[Foto dell’intestazione di Jon Amdall su Unsplash.]

 

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Francesca Morbidelli

Mi chiamo Francesca Morbidelli e sono tra i fondatori della Pinta Medicea, prima associazione di appassionati e poi blog dedicato alla birra artigianale in Italia. Dal 2007 scrivo articoli, recensioni e approfondimenti sul mondo della birra, gestendo anche le varie emanazioni social del sito. Da oltre quindici anni, sono docente e giudice in concorsi birrari internazionali, collaborando con realtà riconosciute come Unionbirrai e MoBI, e partecipando regolarmente a eventi e degustazioni ufficiali. La mia esperienza comprende sia la valutazione tecnica delle birre che l’educazione degli appassionati, attraverso corsi e workshop. Ho contribuito a guide e pubblicazioni sul mondo della birra artigianale, e gestisco anche rubriche dedicate ai birrifici, agli stili di birra e agli abbinamenti gastronomici. Puoi consultare il mio beer resume in inglese per una panoramica completa del mio percorso professionale. Sono inoltre presente sui principali social professionali: Twitter: @pintamediceaLinkedIn: Francesca Morbidelli. Per contatti diretti, puoi scrivermi ai contatti di Pintamedicea. Come amministratrice del sito Pinta Medicea, mi occupo di promuovere la cultura della birra artigianale italiana, valorizzando birrifici, stili, eventi e iniziative di settore. La mia missione in Pinta Medicea è condividere conoscenza, passione e competenza con tutti gli appassionati di birra.

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