Una chiacchierata con gli Homebrewers Vicentini
L’idea di questo articolo è nata un pò per caso, un pò per curiosità.
Sono sempre stata piacevolmente incuriosita dai gruppi di homebrewers, dalla loro passione e dal loro impegno e, avendo diversi amici homebrewers, ho seguito da lontano le attività di alcuni gruppi.
Durante l’ultimo Zwanze Day mi trovavo nel noto pub “The Drunken Duck” a Quinto Vicentino e ho incontrato Stefano Gasparini, che conoscevo già, e Matteo Cazzola, fondatori del gruppo di Homebrewers Vicentini, è nata una serata serena di chiacchiere birrarie e condivisioni, nonchè l’idea di saperne di più gli uni degli altri.
L.M. Quando è nato il movimento degli HB Vicentini. C’è un episodio che hai piacere di raccontare?
M.C. Il gruppo attuale ha preso forma ufficialmente a marzo 2024, ma il percorso è iniziato un anno prima.
Tutto nasce dalla mia amicizia con Stefano Gasparini e Luca Antonioli. Per anni siamo usciti insieme a bere e a parlare di birra, in questo trio io ero l’unico a fare effettivamente l’homebrewer: sia Stefano che Luca, infatti, non producono più in casa.
Frequentando i concorsi nazionali come concorrente, mi sono reso conto che sempre più homebrewers di altissimo livello provenivano dalla provincia di Vicenza, ma tra di noi non ci conoscevamo affatto. Ognuno era un’isola. Allo stesso tempo, grazie alla passione quasi ventennale di Stefano con Nonsolobirra.net, avevamo una conoscenza profonda del territorio, dei mastri birrai e dei locali della provincia.
Così, nel 2023, abbiamo voluto fare un test: abbiamo provato a organizzare un raduno con i “reduci” del vecchio Nonsolobirra Homebrewers Club nella taproom del birrificio Lucky Brews. È stato un successo che ha acceso la miccia.
Da quella serata ho maturato insieme a Stefano la forte volontà di raggruppare tutti i produttori casalinghi della provincia di Vicenza.
L’aneddoto della svolta risale proprio a marzo 2024. Eravamo nel mio birrificio casalingo – il mio garage – io, Stefano e Luca. Tra una birra e l’altra, l’idea del gruppo ha preso definitivamente forma. Quella stessa sera ho disegnato e creato il nostro logo ufficiale, il simbolo grafico del nostro legame. Subito dopo, Stefano ha concretizzato il tutto creando la community su WhatsApp. Da quella notte nel mio garage, gli Homebrewers Vicentini non si sono più fermati.

L.M. Quale è la storia dei fondatori?
M.C. Siamo tre amici con background diversi che all’inizio hanno unito le forze, oggi la gestione quotidiana e la spinta trainante del gruppo provengono principalmente da me (Matteo Cazzola) e da Stefano Gasparini.
Nella vita io sono un impiegato tecnico nel settore elettronico e mi occupo della produzione di circuiti stampati. Il mio background professionale si riflette nel mio modo di fare birra: amo la precisione millimetrica, la tecnologia e lo studio dei processi. Ho iniziato nel 2017 guardando un amico che usava i kit pronti, vedendo online gli impianti All Grain di Polsinelli, ho deciso di fare il salto. Da lì è partita una sperimentazione continua che non si è più fermata.
Stefano lavora nella torrefazione del caffè come manutentore, ma nel panorama della birra artigianale è conosciuto per l’attività di divulgazione e cultura che fa da oltre vent’anni con il suo portale Nonsolobirra.net. Stefano è il nostro connettore sul territorio, organizza festival, conosce ogni singola realtà brassicola ed è la memoria storica del movimento, quindi fa rete con il mondo professionale.
Luca Antonioli ha una forte passione per questo mondo, ha frequentato il corso per birrai alla DIEFFE e ha collaborato in passato con un birrificio locale prima di tornare ad essere un appassionato. Ha fatto parte del nucleo iniziale, ultimamente per impegni personali sta seguendo meno le attività.
L.M. In quanti eravate e in quanti siete ora? Come vivevate la vostra comunità agli inizi?
M.C. Il supporto di Stefano con Nonsolobirra.net è stato fondamentale per la divulgazione e per l’iniziale raggruppamento di quegli homebrewers storici che producevano in solitaria da anni. Partendo dal mio garage con noi fondatori, il gruppo è riuscito fin da subito a intercettare e unire i produttori già in attività nella provincia, che erano inizialmente una trentina.
Da quel primo nucleo di veterani siamo cresciuti fino all’attuale gruppo composto da una settantina di partecipanti.
La cosa più bella è che questa crescita è fatta di molti homebrewers neofiti: persone che, grazie alla nostra community, hanno trovato il coraggio e gli stimoli per approcciarsi a questo hobby per la prima volta, sapendo di non essere sole.
In questa evoluzione, un aiuto gigantesco ci viene da Pinta di Marostica. Questo negozio fa da vero e proprio fulcro sul territorio per la scoperta di nuovi appassionati. Essendo il punto di riferimento in cui quasi tutti vanno a rifornirsi di materie prime e attrezzature, Pinta intercetta i volti nuovi e spesso fa da passaparola, indirizzandoli verso la nostra community.
Agli inizi la vivevamo come un ritrovo tra “esperti” che parlavano la stessa lingua tecnica, oggi la comunità è una realtà aperta dove il veterano, che fa isobarico da anni, si confronta e aiuta il ragazzo che ha appena comprato il suo primo kit per la cotta.
L.M. Quale è stata la motivazione/la spinta principale nel creare questo gruppo?
M.C. La spinta principale è stata la forte necessità di confronto e di crescita tecnica, unita alla voglia di abbattere i muri dell’isolamento. Se devo indicare il momento esatto in cui è scoccata la scintilla decisiva, c’è un aneddoto preciso che risale al settembre 2023.
Partecipavo come iscritto al concorso di Brasseria Veneta. Durante le premiazioni, vedo classificarsi tra i primi posti un homebrewer di Valdagno, un paese che si trova ad appena 15km da dove abito io. La mia sorpresa è stata enorme: com’era possibile che una persona così vicina a me producesse birre di quel livello e io non ne sapessi assolutamente nulla?
Ho voluto subito capire chi fosse, conoscerlo e iniziare a scambiare idee e conoscenze con lui. Si chiama Nicola Negretto, di professione fa il cuoco, e quella sera è stato la mia musa ispiratrice. Vedere che il talento era letteralmente dietro l’angolo, ma totalmente isolato, ha fatto scaturire in me la scintilla. È stato quel preciso incontro che mi ha spinto a forzare la mano e a dire a Stefano e Luca che non potevamo più aspettare: dovevamo fare il primo raduno e mappare la provincia. La spinta è stata proprio questa: non permettere più che passioni e talenti così vicini rimanessero sconosciuti l’uno all’altro.
L.M. Mi pare di capire che non vi siete costituiti come associazione, quindi ancora di più mi incuriosisce il perché rimanere così liberi e l’importanza che ha per voi l’inclusività.
M.C. La scelta di non costituirci come associazione formale è stata dettata, inizialmente, dalla volontà di testare il terreno e capire cosa sarebbe successo.
Poi, vedendo la risposta entusiasta delle persone, abbiamo deciso deliberatamente di continuare ad essere un gruppo su Whatsapp. Il motivo è semplice: l’inclusività totale.
Spesso, quando subentra una quota associativa, si rischia di snaturare lo spirito originario. Non volevamo che un homebrewer emergente si sentisse frenato dal dover pagare una tessera, o peggio, che partecipasse a raduni ed eventi in modo forzato solo per “ammortizzare” il costo della quota annuale. Ci sembrava una forzatura incompatibile con la nostra idea di condivisione pura.
Rimanere liberi da vincoli burocratici e tessere ci permette di essere accessibili a chiunque.
La pubblicità del gruppo, la divulgazione e la comunicazione dei nostri eventi avvengono in modo snello e gratuito grazie al supporto costante del portale Nonsolobirra.net e dei nostri canali social.
Questa crescita senza struttura burocratica è possibile solo perché siamo riusciti a creare una community che si autofinanzia attraverso la collaborazione e l’aiuto di tutti. Ognuno fa la sua parte per il bene comune del gruppo. A questo si unisce il supporto vitale di Pinta, che ci permette di fare un salto di qualità enorme: ci sostiene, fornendoci le materie prime e le attrezzature per le nostre cotte pubbliche, e ci aiuta nella realizzazione delle nostre magliette e felpe, che creano quel senso di forte identità visiva sul territorio.
Siamo un gruppo nel senso più puro del termine: ci muove solo la passione comune per la birra.
L.M. Come è avvenuto il ricontatto con i nuovi homebrewers al di la dei gruppi social?
M.C. Siamo riusciti a rompere l’isolamento dei social e a creare coesione ed entusiasmo partendo da un elemento chiave: la creazione di un logo identitario. Ho notato che l’identità e l’appartenenza a qualcosa di reale, tangibile, che ti identifica sul territorio, ha una forza enorme. Ti fa sentire supportato, ti stimola a non mollare e a uscire dal guscio.
Il logo ha trasformato l’homebrewing da un “hobby solitario fatto in garage” a “un’identità collettiva di cui andare orgogliosi”.
Il vero e proprio contatto fisico è avvenuto facendo leva su questo simbolo e sul passaparola digitale e non.
La svolta c’è stata nell’estate del 2024, quando abbiamo organizzato il nostro primo raduno ufficiale presso il Birrificio Groove di Zugliano.
Grazie alla comunicazione e alla pubblicità mirata che abbiamo fatto girare con il nuovo logo in primo piano, si è scatenato un effetto domino. Gran parte degli homebrewers vicentini, vedendo quel simbolo grafico girare sulle bacheche e nelle chat, ha scoperto che esisteva un gruppo strutturato proprio sotto casa loro.
Quell’evento al Groove è stato il catalizzatore: le persone hanno visto il logo, si sono rispecchiate in quell’identità e hanno voluto partecipare in presenza, abbandonando definitivamente la freddezza dei commenti sui social in favore di una stretta di mano intorno a un tavolo reale.

L.M. Quali attività svolgete sul territorio e quali sono le prossime attività in programma? Quando si svolgono i raduni?
M.C. Dalla nostra nascita nel 2024 a oggi, il gruppo ha mantenuto un ritmo altissimo: organizziamo circa un evento ogni due mesi, un calendario flessibile che si adatta alle richieste della chat.
Le nostre attività sul territorio sono variegate e i birrifici e i pub locali ci aprono le porte con una fratellanza e un’ospitalità straordinarie. Ci ospitano mettendoci a disposizione i loro spazi per assaggiare le nostre produzioni casalinghe, non c’è mai stata competizione, bensì stima reciproca.
Organizziamo quattro filoni principali di attività:
Le Cotte Pubbliche “Porta a Porta”: partecipiamo a festival della birra artigianale, ma anche a fiere di territorio e sagre di paese. Il nostro obiettivo è fare divulgazione pura, portando la conoscenza del processo brassicolo in mezzo alla gente comune.
Serate Tecnico-Conviviali: Organizziamo cene in cui degustiamo le birre autoprodotte dai ragazzi. Ogni assaggio è accompagnato da una guida tecnica alla produzione, per poi chiudere la serata in totale convivialità.
La Formazione Indipendente: Organizziamo mini-corsi non professionali per sviscerare argomenti complessi nati dalle discussioni su WhatsApp. Qui il nostro mantra è chiaro: l’homebrewer esperto insegna ai novizi, trasmettendo il proprio saper fare.
I Beer Tasting con Scheda: Sono serate di analisi tecnica. Le birre dei soci vengono valutate da Beer Sommelier e Taster, che compilano le schede di degustazione, restituendo all’homebrewer un feedback oggettivo per correggere i difetti.
Il Raduno Annuale è il nostro evento clou, una grandissima festa aperta a tutti gli appassionati, con condivisione di spine autoprodotte, cotta pubblica, cena a buffet e un attesissimo contest interno.
Tradizionalmente si tiene a fine estate: quest’anno il Raduno 2026 si terrà sabato 5 settembre nella splendida cornice del Berici Wood Camping.
Oltre al Raduno di settembre, abbiamo in programma due grandi appuntamenti: un corso dedicato all’utilizzo dei software di formulazione ricette, per aiutare gli homebrewers a progettare le proprie cotte da zero, e una serata speciale di degustazione per una Belgian Strong Ale con miele di tiglio locale. Questa birra ha una storia bellissima: è stata brassata in una cotta pubblica alla Fiera di Primavera di Laghi, utilizzando ingredienti del territorio, e ora che è matura siamo pronti a valutarne insieme il risultato.

L.M. Quale è stato, a tuo avviso, il vostro impatto sul territorio?
M.C. Il gruppo ha iniettato una vera e propria linfa vitale nel movimento locale, dando una rete di supporto fondamentale a tantissimi appassionati. Spesso la vita di tutti i giorni, tra i mille impegni personali, rischia di soffocare le proprie passioni e molti erano sul punto di spegnere definitivamente i fornelli. Trovare una community accogliente ha riacceso in loro l’entusiasmo.
A livello territoriale, sia dentro che fuori i confini della provincia di Vicenza, si sta creando un alone di forte curiosità. Questo fermento sta portando nuova vitalità a tutto il comparto della birra artigianale locale: quando un homebrewer esce dal garage, diventa anche un consumatore più consapevole che frequenta i pub e i birrifici del territorio, muovendo l’economia locale.
Siamo ancora ai primi passi della nostra storia, ma la direzione è quella giusta. La nostra speranza è che il tempo e la costanza facciano crescere ulteriormente questo interesse generale, dimostrando che l’homebrewing nella provincia di Vicenza è una cultura condivisa, non solo un passatempo della domenica.
L.M. Quali riconoscimenti avete ricevuto di cui sei più orgoglioso?
M.C. A livello locale, la nostra provincia vanta homebrewers di assoluta eccellenza. Io stesso, insieme a Federico Nicetto, Michele Tasca, Nicola Negretto e Lorenzo Busellato, siamo stati finalisti al Campionato Nazionale MoBi (il più prestigioso in Italia), e moltissimi altri membri del gruppo collezionano regolarmente piazzamenti di rilievo nei vari concorsi della penisola.
Se devo guardare ai traguardi storici del gruppo, il 2024 è stato un anno magico. Al concorso Wide Open organizzato da Brasseria Veneta, i vicentini hanno conquistato il primo, il secondo e il terzo posto. In quello stesso anno, ben tre nostri homebrewers sono entrati nella finalissima del campionato MoBi. Una finale che per noi ha un sapore speciale, dato che si tiene ogni anno proprio al The Drunken Duck di Quinto Vicentino, che consideriamo a tutti gli effetti la nostra casa.
Oltre ai trofei, il riconoscimento di cui vado più orgoglioso è il riscontro oggettivo e positivo che vediamo ogni giorno sulle birre dei ragazzi. Quando qualcuno applica un suggerimento ricevuto sulla chat WhatsApp e poi porta la bottiglia in assaggio alle nostre serate, la differenza si sente. Lo scambio continuo e la condivisione stanno facendo fare un salto di qualità enorme a tutti. La soddisfazione più grande è vedere molti appassionati superare problemi tecnici e difficoltà produttive che, se fossero rimasti da soli nei loro garage, probabilmente li avrebbero portati ad abbandonare questo hobby.
L.M. Quali sono le richieste e le esigenze che emergono oggi dagli HB?
M.C. Il nostro gruppo WhatsApp è lo strumento più potente che abbiamo per monitorare la situazione in tempo reale.
È un ecosistema dinamico dove le esigenze cambiano velocemente.
Gli homebrewers più esperti svolgono un ruolo cruciale: analizzano i problemi, verificano le fonti e rispondono alle domande, anche quelle che sembrano banali, con precisione tecnica.
Dall’altra parte chi ha iniziato da poco è un vero vulcano di domande: le richieste sono le più disparate, dall’attrezzatura giusta per il primo acquisto, a come bilanciare una ricetta, fino alla risoluzione di problemi critici riscontrati durante la fermentazione.
La grande forza è che il gruppo è diventato un contenitore di conoscenza collettiva alla quale tutti possono attingere gratuitamente e velocemente, questo non ha eguali sul territorio. Spesso un dubbio che bloccherebbe un homebrewer per giorni viene risolto in chat in pochi minuti, accelerando il proprio percorso di apprendimento in modo tangibile.
Il livello tecnico complessivo ormai è molto alto: c’è chi è specializzato in isobarico, chi nella chimica dell’acqua, chi nella gestione dei lieviti.
L.M. Quali sono gli stili che vi hanno dato più da fare e hanno richiesto più confronto?
M.C. Siamo sicuramente legatissimi alle basse fermentazioni, in particolare alla Märzen. A questo stile abbiamo dedicato una cotta condivisa storica, creando una bottiglia e un’etichetta personalizzate del gruppo, su cui ci siamo confrontati a lungo.
Ultimamente la birra che ha letteralmente infiammato le discussioni tecniche in chat è stata una Saison ai lamponi, che abbiamo brassato durante una cotta pubblica al The Drunken Duck. Questo progetto ci ha richiesto un grandissimo sforzo di approfondimento su due fronti critici: l’uso combinato di due ceppi di lievito diversi per ottenere il giusto profilo rustico e secco, e la gestione ottimale dei lamponi in produzione, al fine di evitare infezioni e preservare l’aroma delicato della frutta.
In generale, le birre che ci danno più da discutere e che richiedono i confronti più serrati sono proprio quelle che prevedono l’utilizzo di ingredienti del territorio o gli stili storici meno diffusi. Quando esci dai binari delle ricette standard, la condivisione delle esperienze nel gruppo diventa l’unico modo per fare centro.
L.M. Quali sono le sfide future del movimento? Avete qualche sogno nel cassetto come gruppo?
M.C. Il nostro sogno nel cassetto non è legato a numeri o a traguardi burocratici, ma a una presenza reale e fisica.
La sfida più grande oggi è fare in modo che la partecipazione del gruppo aumenti in presenza, si fa ancora un po’ di fatica a superare le 30 persone fisse ai singoli eventi, questo dipende probabilmente dal modo di vivere sempre più frenetico e isolato.
Il nostro obiettivo futuro è dare alle persone la motivazione per uscire dalle proprie case e partecipare attivamente, solo così nascono nuove amicizie, interazioni reali e vero entusiasmo.
Molti homebrewers non partecipano per timidezza o per i legittimi impegni familiari, pensando che i nostri incontri siano eventi “troppo di nicchia” o riservati a pochi esperti.
Per abbattere questo muro abbiamo cambiato approccio e le ultime uscite ci stanno dando ragione: stiamo creando eventi da vivere insieme ad amici e famiglie. Creare una simbiosi tra l’uscita domenicale con i figli e la passione per la birra è il connubio perfetto. Vogliamo portare la nostra community a un livello sempre più inclusivo, dove nessuno debba scegliere tra gli affetti e il proprio hobby. D’altronde la birra è nata per unire le persone intorno ad un tavolo!


