Know Your Beer: la nuova frontiera della trasparenza nel mondo della birra
Know Your Beer è il nome di un portale online europeo che permette ai consumatori di ottenere informazioni sulle birre che stanno bevendo: ingredienti, origine, contenuto alcolico, certificazioni e freschezza della birra. Il tutto in un modo accessibile da chiunque. O meglio: aiuta i consumatori a decifrare le informazioni riportate sull’etichetta della birra.
Questo è l’obiettivo di Know Your Beer: il sito web promosso dalla EBCU, cioè la European Beer Consumers Union, già disponibile nelle varie lingue europee e adesso anche in lingua italiana.
Ma a cosa serve? Serve per rafforzare la consapevolezza di ciò che si sta bevendo e anche a ribadire la trasparenza nel settore brassicolo. Personalmente, da abitante di lunga data del mondo della birra artigianale, la trasparenza è qualcosa di cui sono sempre stata soddisfatta, perché il mondo artigianale spesso usa ingredienti più costosi, più ricercati e più fantasiosi rispetto all’industria, e ci tiene a farlo sapere eccome. Però è interessante far mente locale su come funziona Know Your Beer e capire quali informazioni dobbiamo per forza riscontrare in etichetta.
Il portale è già operativo, ma verrà presentato il 9 aprile prossimo alla Sala Stampa della Camera dei Deputati a Montecitorio, durante una conferenza stampa dedicata dal titolo: “Know Your Beer, EBCU e Unionbirrai: la nuova frontiera della trasparenza”, in cui si parlerà anche delle recenti riforme alla normativa italiana sulla birra. Questo incontro sarà il preludio ad altri due giorni di conferenze legate al 73°il meeting dei delegati EBCU. L’European Beer Consumers Union è un’associazione di associazioni di consumatori europee, qui ne parliamo più estesamente.
Il portale Know Your Beer le informazioni che ci sono riportate, rappresentano a nostro avviso anche un momento in cui si allarga l’orizzonte di discorso, dove il lavoro di Unionbirrai e la dimensione nazionale della birra italiana si trovano a mettersi in relazione con la dimensione europea.
A Montecitorio ci saranno Vittorio Ferraris, presidente di Unionbirrai; Simone Monetti, segretario generale Unionbirrai e delegato EBCU; e André Brunnsberg, presidente della European Beer Consumers Union, che illustrerà il funzionamento e gli obiettivi del nuovo portale, già online.
Pinta Medicea è tornata a dargli un’occhiata: contiene i riferimenti per leggere anche un’etichetta della birra e fare scelte consapevoli. Questo è molto interessante, poiché spiega come funzionano le informazioni presenti, ci dice quali info sono obbligatorie e quali no, che spesso sono acronimi e non sono facili da leggere. Vale davvero la pena dedicarci del tempo, si possono trarre informazioni utili.

Per esempio, una cosa che mi ha colpita è che a livello europeo la classificazione delle birre è piuttosto diversa da quella della legge italiana, che comprende categorie come la (controversa) “doppio malto”, di cui abbiamo parlato tante volte. Si sapeva, sono classificazioni merceologiche che hanno a che fare con misure e quantità (a cui di solito si lega la tassazione) e non c’entrano con gli stili e le caratteristiche organolettiche della birra.
Altra cosa che forse non tutti conoscono, ABV significa Alcohol by Volume, quindi il contenuto alcolico in volume (scheda sul glossario). Indica qual è la percentuale di alcol puro nel liquido. Se abbiamo una ABV di 5,5, per esempio, vuol dire che il 5,5% della bevanda nel bicchiere è alcol puro. Questa indicazione è obbligatoria su tutte le etichette della birra commercializzate nell’Unione Europea.
Un’altra informazione riguarda la birra analcolica. Prima di tutto, è importante sapre che non è detto che una birra analcolica abbia 0,0% di alcol: esiste, infatti, una soglia al di sotto della quale la legge permette di etichettare una birra come analcolica. Questa soglia varia da paese a paese, ma in generale una birra può essere definita analcolica se contiene fino allo 0,5% di ABV.
In alcuni paesi, come l’Italia, la soglia è più alta: una birra può essere etichettata come analcolica se ha un contenuto alcolico che non supera l’1,2%. Questa è una soglia piuttosto ampia.
L’etichetta “0.0”, invece, è un’altra cosa e indica la totale assenza di alcol. Alcuni paesi europei hanno normative più severe della nostra e richiedono lo 0,0% di ABV per poter parlare di birra analcolica.
Chi ha bisogno di evitare completamente l’alcol, deve cercare la dicitura “0.0” e non semplicemente “analcolica”, oppure, se trova scritto in etichetta birra “analcolica”, deve verificarne sempre il contenuto alcolico effettivo, anch’esso indicato in etichetta.
[la foto dell’intestazione l’ho presa dal portale Know your Beer]

