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Birra: in Francia i consumi superano il vino

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La Francia tradisce Bacco: oggi beve più birra che vino

Certe notizie fanno rumore anche quando arrivano in sordina. Questa arriva dalla Francia: per la prima volta nella storia recente, i francesi bevono più birra che vino. Un sorpasso lievissimo, come vediamo subito, ma è già abbastanza da incrinare l’immagine nazionale costruita in secoli di vigne blasonate, bottiglie mitologiche e rituali affascinanti.

Secondo i dati riportati da Brasseurs de France e dall’OIV, infatti, nel 2025 in Francia sono stati consumati 22,1 milioni di ettolitri di birra contro 22 milioni di vino. Una differenza minima, si diceva. Eppure simbolicamente è enorme. La notizia, rilanciata per primo –crediamo– da The Drinks Business, racconta meglio di molte analisi sociologiche cosa stia succedendo al bere europeo.

Il vino continua a perdere terreno. E non solo in Francia. L’OIV (International Organisation of Vine and Wine) parla di un consumo mondiale sceso a 208 milioni di ettolitri nel 2025: -2,7% sull’anno precedente, -14% rispetto al 2018. C’entrano i prezzi, certo. C’entra il clima che scompagina vendemmie e rese. Ma c’entra anche una mutazione culturale che il settore fatica ancora a guardare in faccia. Le nuove generazioni bevono meno, lo fanno più raramente e con meno deferenza. Il vino non è più il perno della tavola quotidiana. In molti casi è diventato un consumo da occasione, addirittura da cerimonia.

La birra invece ha cambiato pelle, si è evoluta e ha acquistato una personalità. E la birra artigianale, nel bene e nel male, ha avuto un ruolo decisivo. La birra in Francia, così come altrove, ha smesso di essere solo bevanda popolare da nord industriale o da pub sportivo, entrando invece nei bistrot, nelle carte gastronomiche, nei pairing d’autore.

La birra, grazie al movimento craft (diciamolo), ha imparato a esprimere il linguaggio della territorialità e delle fermentazioni miste, si è avvicinata al cibo senza complessi di inferiorità. Soprattutto la birra ha conservato una caratteristica che il vino ha per lo più perso: la leggerezza sociale: la birra è popolare, non impone nessun cerimoniale e nessuna ansia prestazionale da etichetta.

Intanto il comparto vitivinicolo continua a muoversi dentro una crisi lenta ma costante. La produzione mondiale nel 2025 si è fermata a 227 milioni di ettolitri, ancora ben sotto le medie storiche. Gelate, siccità e piogge fuori stagione stanno ridisegnando geografie e rese. Anche la Francia produce meno rispetto ai suoi standard: 36,1 milioni di ettolitri, circa il 16% sotto la media degli ultimi cinque anni. Di conseguenza, rallenta pure il commercio internazionale, con esportazioni in calo del 4,7% in volume e del 6,7% in valore.

Naturalmente nessuno sta davvero “sostituendo” il vino con la birra. Sarebbe una lettura pigra, però il sorpasso francese fotografa un momento di cambio culturale. Il vino resta patrimonio, il fulcro dell’identità agricola francese. Ma la birra oggi appare più agile, meno codificata, più contemporanea. Forse è proprio questo il dettaglio che dovrebbe preoccupare davvero certe cantine.

[Guest Post. – Artwork di Pinta Medicea.]

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Wolfgang

Collab. Redazione di Pintamedicea.com

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