Birra artigianale italiana: oltre mille produttori a dieci anni dalla legge che ha definito il settore
La birra artigianale italiana conta oggi oltre mille realtà produttive e guarda al futuro partendo da una ricorrenza che ha segnato la sua evoluzione normativa. A dieci anni dall’introduzione della definizione legale di “birra artigianale”, Unionbirrai ha diffuso un bilancio sull’andamento del comparto, ripercorrendo le tappe che hanno portato al riconoscimento dei piccoli birrifici indipendenti e fotografando la situazione attuale del settore.
Secondo le stime più recenti, in Italia operano 1.008 attività produttive, di cui 850 microbirrifici e 158 brewpub, ai quali si affiancano le beer firm che danno ulteriore consistenza al comparto. Gli addetti sono circa 3.120, mentre la produzione nazionale di birra artigianale raggiunge 470.000 ettolitri, corrispondenti a una quota compresa tra il 2% e il 3% della produzione complessiva italiana.
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La svolta del 2016
Il quadro normativo è cambiato con l’approvazione dell’articolo 35 della legge 28 luglio 2016 n. 154, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 186 del 10 agosto 2016. Per la prima volta l’ordinamento italiano ha definito cosa possa essere considerata birra artigianale, individuandola come quella prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta a processi di pastorizzazione o microfiltrazione durante la produzione.
L’introduzione della norma è arrivata al termine di un percorso promosso da Unionbirrai con l’obiettivo di offrire un’identità giuridica al comparto, tutelare i produttori indipendenti e dare più garanzie possibile ai consumatori, dotandoli di un criterio oggettivo per distinguere la birra artigianale dall’utilizzo commerciale della stessa definizione.
“La definizione normativa rappresentò il passaggio che permise alla birra artigianale italiana di essere riconosciuta come un comparto con caratteristiche, valori ed esigenze proprie – dichiara Vittorio Ferraris, presidente di Unionbirrai –. Non si trattò soltanto di dare un nome a un prodotto, ma di tutelare l’indipendenza dei birrifici, il loro modo di produrre e il diritto dei consumatori a conoscere ciò che stanno scegliendo”.
Dalle accise alle semplificazioni
Prima dell’intervento legislativo, il settore aveva dovuto confrontarsi con ripetuti incrementi delle accise e con procedure fiscali e amministrative considerate poco sostenibili per imprese di dimensioni ridotte. La multinazionale e l’azienda minuscola dovevano sostenere lo stesso carico burocratico (o quasi).
La normativa europea riconosceva già i piccoli birrifici indipendenti nell’ambito delle agevolazioni fiscali, ma la normativa italiana ha introdotto un elemento aggiuntivo, collegando il concetto di indipendenza anche alle modalità di produzione della birra.
Negli anni successivi sono arrivate ulteriori misure. Dal 2019 sono state introdotte riduzioni dell’accisa e procedure più semplici per il calcolo dell’imposta sul prodotto finito. Oggi lo sconto sull’accisa per i birrifici artigianali è pari al 50% per le produzioni fino a 10.000 ettolitri, al 30% tra 10.000 e 30.000 ettolitri e al 20% tra 30.000 e 60.000 ettolitri.
Tra gli interventi più recenti rientra anche il regime forfettario semplificato destinato ai produttori più piccoli, applicabile fino a 240 ettolitri annui.
Il marchio e il trentennale

Nel 2018 Unionbirrai ha inoltre introdotto il marchio collettivo “Indipendente Artigianale – Una garanzia Unionbirrai“, pensato per identificare con immediatezza i birrifici che rispettano i requisiti previsti dalla legge.
L’anniversario della normativa coincide anche con i trent’anni del movimento della birra artigianale italiana. Per l’occasione l’associazione ha promosso “Buona questa Birra!“, una produzione collettiva che coinvolge oltre cento birrifici indipendenti distribuiti sul territorio nazionale attraverso cotte condivise realizzate a partire da una base comune ispirata allo stile Italian Pilsner.
“Questi dieci anni ci ricordano quanta strada è stata fatta, ma ci dicono anche che il lavoro non è finito – conclude Ferraris –. Vogliamo rendere più semplici gli adempimenti per i piccoli birrifici, ampliare il regime forfettario, dare finalmente spazio al turismo brassicolo e alle “strade della birra” e sostenere una filiera italiana dell’orzo, del malto e del luppolo sempre più solida. Oggi la birra artigianale è una presenza viva in tutto il Paese: crea impresa, occupazione e cultura ed è ormai parte a pieno titolo del Made in Italy agroalimentare. Una realtà riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo”.
