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30 anni di Birrificio Italiano – 30 anni di birra artigianale italiana

Il 29 e 30 marzo hanno preso l’avvio i festeggiamenti per i 30 anni del Birrificio italiano che troveranno il loro culmine nel Festival che durerà 3 giorni e si terrà dal 5 al 7 giugno.

Era il 3 aprile 1996 quando il Birrificio Italiano è stato inaugurato in quel di Lurago Marinone (prov. di Como) e da quel giorno c’è stato una costante e progressiva crescita non solo del Birrificio Italiano ma di tutto il movimento della birra artigianale italiana che, nonostante le difficoltà e le sfide, ha saputo interpretare i tempi, diventando cultura, simbolo, territorio.

Ho avuto il piacere di partecipare al convegno e al pranzo del 30 marzo e di intervistare su questo evento Agostino Arioli, uno dei soci fondatori nonché frontman del Birrificio Italiano, che ringrazio per la disponibilità.

LM. Caro Agostino, perché questo evento e quale è il senso e il valore che vuoi trasferire?

AA. Ci sono due livelli di spiegazione del perché ci troviamo qua oggi. Uno lo liquidiamo per primo, è la voglia di far parlare del Birrificio Italiano. Questa è un’occasione per dare visibilità al Birrificio Italiano ed è ovvio che ci sia questo aspetto, anche perché è un evento impegnativo in termini di investimento. Dopodiché la condivisione per me è la base di tutto questo movimento, noi facciamo prodotti vivi, siamo appassionati, quindi condividiamo. Come diceva anche Matt prima (Matt Brynildson, Firestone Walker Brewing Company) non ho mai avuto problemi a raccontare come faccio la birra. Ho creato per primo in Italia un festival che è il Pils Pride dove invitavo dei miei colleghi italiani, mentre ci sono birrifici ben noti ancora oggi che non hanno mai invitato un birrificio nei loro festival. Io ho tutt’altro approccio e devo dire che per ora mi sembra di aver avuto ragione, nel senso che come Birrificio Italiano pur avendo una proposta tutta nostra, perché non seguiamo il mainstream, siamo ben presenti sul mercato, quindi condividere va bene e questa è una meravigliosa occasione. Tieni presente che qua ci sono anche nostri distributori, ci sono amici di sempre, ecc., è un far festa tutti insieme.

LM. Quali sono i valori che come Birrificio Italiano vi hanno contraddistinto in questi 30 anni e che volete portare avanti?

AA. Noi ci troviamo tutte le mattine ad assaggiare le nostre birre, ne parliamo, verifichiamo quanto ci piacciono. Se ci piacciono molto, cerchiamo di capire come mai quel lotto è particolarmente buono, eventualmente decidiamo di apporre una modifica al protocollo generale. Questo significa continua evoluzione. Continua evoluzione governata dal nostro gusto. Questa è la nostra identità, il nostro valore. Quindi noi usiamo l’acqua di rubinetto, non usiamo centrifughe, non usiamo estratti di luppolo, perché vogliamo sentire un gusto vivo, fresco, pieno. In base alla nostra esperienza degustativa solo così possiamo ottenere questo risultato. Siamo fedeli alla nostra linea e continuiamo a seguire il nostro piacere.

LM. Quale è la principale soddisfazione di questo percorso e di questi 30 anni?

AA. La giornata di oggi è una delle mie più grandi soddisfazioni, anche ieri e domani con queste due birre in collaborazione con dei carissimi amici italiani e stranieri. Sono molto orgoglioso del gruppo di persone che faranno birra domani con me e quelle che hanno fatto birra con me ieri. Mi sento come quel ragazzino che era super emozionato ogni volta che poteva incontrare un vero birraio e parlare con lui, figuriamoci se il birraio era anche di un altro paese, non perché sia tendenzialmente esterofilo, ma perché è davvero emozionante per la condivisione. Queste sono delle giornate bellissime per me.

LM. Come è strutturato l’evento? Come l’avete pensato?

AA. L’evento è cominciato ieri 29 marzo con una cotta in collaborazione con i fondatori del movimento italiano, quindi Birrificio Italiano, Beba, Baladin, Lambrate e Centrale della Birra, che c’era allora, adesso non c’è più, ma abbiamo voluto con noi Guido Taraschi con il figlio. Oggi 30 marzo c’è il convegno, che mi sembra molto interessante, seguirà un pranzo doveroso perché facciamo birra e ci piace godere delle cose buone. Pranzo con cinque abbinamenti, uno dei quali sarà con l’Amber Shock ricetta anni ‘80 perché quando facevo la birra in casa, facevo più o meno sempre quella birra lì. Era la mia fissazione cercare di far sempre la stessa birra, perfezionandola. E’ un pò la negazione del principio di homebrewing di molti altri che fanno sempre cose nuove.

LM. La birra che avete fatto ieri avremo modo di assaggiarla in qualche evento?

AA. La birra che abbiamo fatto ieri e quella che faremo domani 31 marzo, si assaggeranno in spillatura dal 5 giugno al nostro festival dei 30 anni, che si svolgerà a Lomazzo. Le due birre verranno distribuite a partire da quel giorno.

LM. Cosa vorresti andasse avanti nel tempo a venire per il Birrificio Italiano in termini di eredità?

AA. La trasmissione da parte nostra, mia, di Maurizio, di Giulio verso i nuovi, verso coloro che fanno parte della squadra di oggi, verso chi verrà in futuro. La trasmissione è fondamentale. Questo deve diventare un organismo molto più autonomo di quanto non sia adesso, anche per liberare maggiormente i fondatori e lasciarli liberi di godere della maturità raggiunta. Inizialmente io ad esempio avevo difficoltà enormi nel delegare, ho deciso di farlo, ma avevo grandi difficoltà nel farlo. Adesso sono strafelice perché funziona tutto a meraviglia. Ho condiviso, è una gioia condividere, è stato anche divertente. Spero che questo meccanismo vada avanti a tutti i livelli con le persone che hanno lo stesso spirito di chi sta facendo funzionare le cose così bene.

Concordo con Agostino sul fatto che il convegno sia stato estremamente interessante. Grazie alla conduzione magistrale e all’organizzazione del convegno di Alessandra Agrestini, autrice del libro “Di cotte e di crude, 30 di birra artigianale Italiana”, sono stati ripercorsi i trent’anni del movimento insieme ai fondatori del movimento stesso, ai più importanti esponenti del contesto italiano attuale, nonché agli illustri ospiti stranieri.

Sono stati tanti gli argomenti trattati, tutti degni di nota. Vorrei condividere alcuni passaggi.

Inizialmente hanno preso la parola Agostino Arioli (Birrificio Italiano), Teo Musso (Baladin) ed Enrico Borio (Birrificio Beba), raccontando ognuno la propria esperienza iniziale. Nel 1996 c’erano tante difficoltà, tra cui quella di reperire materie prime, strumenti, impianti; ancor più il sapersi districare tra la burocrazia e le istituzioni che ancora non conoscevano questo ambito.

Alla domanda di cosa gli manchi di quel periodo, Enrico Borio risponde la curiosità, la ricerca continua, il capire come fare, il rintracciarsi tutto. A Teo Musso manca la condivisione che c’era a quel tempo,  la lentezza di quei momenti fatti di condivisione, di sbagli e di successi. Oggi il mondo è molto più frenetico. Ad Agostino manca la semplicità di quel periodo, oggi è tutto più complesso. Sono sicuramente tutti contenti di ritrovarsi insieme dopo circa vent’anni.

Un momento interessante è quello dedicato all’homebrewing, dove hanno preso la parola Davide Bertinotti, Massimo Faraggi ed Eliano Zanier di Mr. Malt. Hanno raccontato dei loro trascorsi da homebrewers, del primo concorso homebrewing che era stato organizzato nel 2000 proprio al Birrificio Italiano, dei tanti homebrewers di allora che oggi sono birrai riconosciuti. Hanno raccontato di come fosse importante divulgare le conoscenze e creare cultura. Infine hanno parlato del contesto attuale, di come il numero di homebrewers si sia stabilizzato negli ultimi anni e di come gli homebrewers siano cresciuti molto in conoscenza, livello tecnico e disponibilità di strumentazione.

E’ poi la volta della percezione del movimento Italiano visto dall’estero.

Evan Rail, scrittore e divulgatore di grande fama, parla di come al tempo fossero tutti curiosi del movimento italiano, perché non era un copy-paste, era qualcosa di unico e di speciale. C’erano tante varietà e differenze. C’era una grande attenzione ai dettagli e a rifare la stessa birra per migliorarsi. Considera la birra una bevanda democratica e racconta di quando diversi anni fa si era confrontato con Andrea Turco (Cronache di Birra) sul perché si facesse birra in Italia. Andrea aveva detto che i birrai facevano principalmente ciò che gli piaceva, lui invece diceva che il birraio doveva fare ciò che piace alla gente. Anni dopo ha capito che la verità sta nel mezzo ed è anche questa la bellezza del movimento italiano.

Matt Brynildson di Firestone Walker Brewing Company, racconta la storia di Firestone, di come tutto è iniziato, dalla storia del bisnonno, poi del nonno, fino alla produzione di birra. Quando aveva sentito parlare della Tipo Pils, dei premi che il Birrificio Italiano aveva vinto in Germania, era rimasto impressionato e voleva assolutamente conoscere Agostino. Quando è giunta l’occasione e si sono conosciuti, è rimasto sorpreso di come Agostino condividesse tutti i dettagli sul processo produttivo della Tipo Pils.

Infine il convegno si è chiuso con la tavola rotonda in cui si è parlato delle tendenze attuali e degli sviluppi futuri.

Secondo Andrea Bagnolini di AssoBirra, il momento attuale è di incertezza, ma c’è anche una passione enorme e molta energia.  C’è il tema del cambio dei gusti, dell’attenzione alla bassa gradazione o a bevande diverse. Il movimento ha costruito negli anni un grande valore, che è quello di aver messo la birra in tavola.

Simone Monetti di Unionbirrai, concorda che ci siano delle difficoltà reali, ma ritiene si debba continuare a coltivare la scintilla, semplificando e alleggerendo. E’ importante essere più empatici, continuare a sviluppare il senso di comunità.  I numeri raccontano molta articolazione, quindi bisogna essere in grado di intercettare i differenti fenomeni, come quello delle tap room che è importante. All’inizio del movimento, probabilmente si è rimasti più chiusi per difendere il fortino, ma ora non è necessario, occorre avvicinare il pubblico che non è mai stato avvicinato, ad esempio occorre lavorare sul turismo brassicolo.

In generale tutti ritengono che la birra artigianale non abbia perso la sua identità ribelle, anzi ci sia ancora tanto da fare.

Luca Giaccone, presente come referente di Slow Food Guida Birre d’Italia, ritiene che lo spirito che rende vivo il movimento vada ulteriormente intercettato e si debba evitare di diventare autoreferenziali. I numeri ci dicono che la maggior parte dei birrifici artigianali Italiani sono realtà molto micro, è quindi fondamentale mantenere la propria identità e far sì che non si perda. E’ importante mantenere un Italian style, che passa dalla nostra sensibilità e dal nostro gusto. Lo stesso gusto che ad esempio troviamo negli abbinamenti con il cibo.

Secondo Andrea Turco di Cronache di Birra c’è ancora molto lavoro da fare sulla filiera. Bisogna cambiare approccio, è indiscusso che l’essere ribelle sia intrinseco rispetto allo standard, ma è come si declina il concetto che fa la differenza. Bisogna tornare su discorsi più facili e più immediati. Il forte carattere italiano nel fare la birra passa anche dall’ intercettare il pubblico che non abbiamo ancora intercettato. Occorre portare la birra su più canali, ancora di più sulle tavole e verso i curiosi, il pubblico c’è. Anche a livello di comunicazione c’è ancora tanto spazio, senza la necessità di parlarsi addosso.

Agostino Arioli concorda sulla necessità di mantenere l’identità e la creatività tipiche italiane e gli piacerebbe vedere un concorso che sia in grado di focalizzarsi più sull’identificazione della piacevolezza, senza ricercare necessariamente l’adesione allo stile specifico.

Infine interviene Lorenzo Dabove-Kuaska, il quale da merito di ciò che è stato fatto in tutti questi anni dal movimento e di come si sia creata cultura. Questo è importante perché oggi le persone sono curiose, nella nostra cultura di italiani abbiamo tanta biodiversità, tanta passione per il gusto, per la varietà, tema di cui si sta occupando negli ultimi anni. Ogni birrificio artigianale, che Kuaska nomina “Goccificio” può quindi lavorare per crearsi il suo spazio e la sua identità.

Dopo una tre giorni così densa di contenuti ed emozioni, non vediamo l’ora di vedere quali soprese ci riserverà il Festival in onore dei 30 anni del Birrificio Italiano dal 5 al 7 giugno a Lomazzo (Como).

Lisa Matzeu

Lisa Matzeu

Lisa Matzeu (@beer.lizaliza) è Beer Sommelier Doemens e giudice internazionale di birra. Ha partecipato a concorsi importanti quali Copa Guarany in Paraguay, Barcelona Beer Challenge, Austrian Beer Challenge. Collabora inoltre con Slow Food per la Guida Birre d'Italia. Professionalmente si occupa di gestione e sviluppo delle risorse umane da oltre 15 anni.

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