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Perché l’espansione di Untappd oltre la birra ci riguarda ‘abbastanza’

Untappd si espande

Ho evitato di intitolare ‘ci riguarda parecchio’ perché non volevo essere drammatica. In fondo si parla di birre e di bevute, la leggerezza è d’uopo. Sempre.

Non ho mai usato Untappd – troppa fatica – ma per molti appassionati questa app rappresenta la memoria storica condivisa delle esperienze di bevuta. Mica una cosa da nulla! Tra i beer geek di tutto il mondo Untappd è un luogo dove ogni birra aggiunta diventa un frammento della nostra storia brassicola collettiva. Nato per scherzo, come side project aziendale, in quattro e quattr’otto Untappd ha soppiantato RateBeer grazie alla sua facilità e immediatezza d’uso, e in poco tempo ne ha moltiplicato in modo esponenziale i numeri.

Oggi leggo su The drinks business che Untappd cambia natura, allargando il suo orizzonte di azione. Un aggiornamento di funzionalità che mira a includere anche altri tipi di bevande oltre alla birra e che io considero segnale di come si sta muovendo il mondo del beverage e di come stia cambiando quello della craft beer. Ora, infatti , l’app permette di cercare, scoprire, aggiungere e valutare non solo le birre, ma anche distillati, vini, RTD, cocktail in lattina, bevande con THC, caffè e perfino soft drink frizzanti.

Si passa da 450 stili di birra a oltre 900 categorie; scrivono proprio così: “from 450 styles to over 900 categories”. A questo si aggiungono altri cambiamenti, tipo nelle specifiche di Untappd, nei badge ecc., come riporta il blog ufficiale. Per chi vuole rimanere fedele alla sola birra, nessun problema: Untappd mantiene la possibilità di filtrare i contenuti e continuare con l’esperienza “vecchio stile”.

Siamo cambiati noi bevitori?

Niente di strano, la verità è che siamo già bevitori “ibridi”. Kyle Roderick, Chief Product Officer di Untappd, lo dice chiaramente: “la curiosità del bevitore moderno non si ferma a una sola categoria. Gli amanti della birra artigianale stanno esplorando anche liquori artigianali, vini naturali e opzioni analcoliche, man mano che diventano disponibili”.

E se non lo sanno loro. Dalla sua fondazione nel 2010, Untappd ha raccolto oltre 1,5 miliardi di check-in di birre da milioni di consumatori in quasi tutti i Paesi del mondo. La community ha registrato check-in in oltre un milione di bar, ristoranti, birrifici e altri punti vendita al dettaglio, sempre in tutto il mondo. Sicuramente hanno il polso della direzione in cui stanno andando i consumi e i comportamenti dei bevitori. E i dati confermano la sensazione che molti di noi hanno già da tempo:

  • Oltre il 40% dei bevitori abituali di birra artigianale consuma vino e distillati ogni settimana;
  • Quasi il 35% beve hard seltzer e FMB–Flavored Malt Beverage (bevanda al malto aromatizzata, ci torneremo su questo argomento) con la stessa frequenza.

Non siamo più “soltanto” birrofili, aggiunge Roderick, siamo (vabbè) esploratori del gusto. Ci appassioniamo ai barley wine ma anche ai vermouth artigianali; a una session pale ale ma anche a un caffè specialty estratto alla perfezione; a una sour “funky” ma anche ai RTD “ready-to-drink beverages”. E questa espansione di Untappd non fa che riflettere quello che già accade nelle nostre serate, nei nostri frigoriferi.

I birrifici lo sanno

Chi produce birra artigianale non è più confinato alle sole fermentazioni del luppolo. Ma già da un bel po’, direi. Solo che adesso c’è la percezione diffusa anche dalla parte del consumatore. Sempre più birrifici, infatti, investono in:

  • distillati,
  • RTD,
  • bevande analcoliche,
  • sperimentazioni ibridate vino-birra,
  • ecc.

Uno tra i personaggi cardine della birra craft americana, Sam Calagione del birrificio Dogfish Head, è uno che l’innovazione (anche quella un po’ pazza) nel mondo della birra l’ha sempre frequentata, se non provocata e ci ha anche fatto tanti soldi. Qui il buon Sam ci ricorda che i birrai curiosi fanno prodotti curiosi. E i bevitori curiosi… li seguono. Quando un birrificio amplia la sua gamma e si allarga a nuovi prodotti oltre la birra, ha bisogno anche di un luogo dove questi prodotti possano vivere, essere trovati, visti, valutati, raccontati dai clienti curiosi. Untappd risponde a questa esigenza. Nasce per questo.

Un ecosistema più grande non significa meno birra

Da Untappd rassicurano che temere che questa espansione in qualche modo edulcori la cultura birraria è comprensibile ma, dicono, infondato. La base dell’app resta la comunità della birra: milioni di check-in, centinaia di stili, un archivio vivo che nessun’altra piattaforma ha mai costruito con questa estensione. L’allargamento non sostituisce, ma offre ai produttori più strumenti, agli utenti più possibilità e a tutti noi una narrazione più completa del mondo del gusto in cui ci muoviamo.

Cosa significa davvero per gli appassionati di birra artigianale che usano Untappd

Capire meglio le tendenze, per esempio. Il mondo craft non è più un blocco unico, e sempre più spesso le evoluzioni arrivano da prodotti “laterali” che solo qualche anno fa tutti noi avremmo guardato con sospetto (ma anche con discreto interesse). Seguirle ci aiuta anche a capire dove sta andando la birra stessa.

Poi c’è la questione dell’archivio personale per chi ama questo genere di cose: se oggi la nostra formazione sensoriale passa tranquillamente da un gin artigianale a un cold brew specialty, forse ha senso avere un unico posto dove annotare tutto, senza dover ricorrere ad app diverse. E infine c’è il dialogo con la comunità, che si allarga e si contamina. Non perdiamo la nostra identità birraria, anzi: la condividiamo con chi arriva da altri mondi. E si sa: in generale, più scambi significa più cultura.

Dunque è vero: si aprono nuovi scenari, ma si chiude anche un po’ il mondo della birra craft come l’abbiamo conosciuto in altre epoche, curioso, innovativo, in perenne fermento e dalle potenzialità infinite. Almeno così credevamo. Senza buttarla troppo sul pessimismo nostalgico, forse è proprio accettando questa trasformazione che possiamo continuare a coltivare quella stessa curiosità che ha caratterizzato il movimento della birra craft.

[La foto dell’intestazione, come alcuni rifermenti nel presente articolo è tratta dal blog di Untappd]

 

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Francesca Morbidelli

Mi chiamo Francesca Morbidelli e sono tra i fondatori della Pinta Medicea, prima associazione di appassionati e poi blog dedicato alla birra artigianale in Italia. Dal 2007 scrivo articoli, recensioni e approfondimenti sul mondo della birra, gestendo anche le varie emanazioni social del sito. Da oltre quindici anni, sono docente e giudice in concorsi birrari internazionali, collaborando con realtà riconosciute come Unionbirrai e MoBI, e partecipando regolarmente a eventi e degustazioni ufficiali. La mia esperienza comprende sia la valutazione tecnica delle birre che l’educazione degli appassionati, attraverso corsi e workshop. Ho contribuito a guide e pubblicazioni sul mondo della birra artigianale, e gestisco anche rubriche dedicate ai birrifici, agli stili di birra e agli abbinamenti gastronomici. Puoi consultare il mio beer resume in inglese per una panoramica completa del mio percorso professionale. Sono inoltre presente sui principali social professionali: Twitter: @pintamediceaLinkedIn: Francesca Morbidelli. Per contatti diretti, puoi scrivermi a francesca@pintamedicea.com. Come amministratrice del sito Pinta Medicea, mi occupo di promuovere la cultura della birra artigianale italiana, valorizzando birrifici, stili, eventi e iniziative di settore. La mia missione in Pinta Medicea è condividere conoscenza, passione e competenza con tutti gli appassionati di birra.

Un pensiero su “Perché l’espansione di Untappd oltre la birra ci riguarda ‘abbastanza’

  • Metti a fuoco una cosa che in fondo viviamo già:
    siamo bevitori più ampi, e Untappd si sta solo adeguando.
    L’idea di avere un unico posto anzi dove tenere traccia di tutto ha molto senso. Non toglie nulla alla birra, anzi aiuta a capire meglio come cambiano i gusti e cosa influenza certe scelte dei birrifici.
    Mi chiedo però: secondo te, da questa apertura nasceranno nuovi modi per i birrifici di farsi capire o rischiamo solo più confusione?

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