Primo Piano/Come funziona un panel di degustazione sensoriale di birra artigianale?
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Come funziona un panel di degustazione sensoriale di birra artigianale?

Analisi sensoriale vs analisi edonistica

Tantissimi anni fa, durante unalezione sui difetti della birratenuta dalpiù bravo di tutti, sentii per la prima volta parlare della distinzione tradegustazione edonisticaeanalisi sensoriale. Da allora ho iniziato a interessarmi all’argomento, sfruttando ogni occasione per approfondire.

A Gennaio di quest’anno, finalmente, la teoria è diventata esperienza concreta quando sono stata chiamata dalSensoryLabdell’Università di Firenzea far parte di unpanel addestrato di degustatori di birre.

Un progetto finanziato dalla Regione Toscana a cui partecipa l’UniFi con lo scopo di mettere insieme un panel allenato adescrivere le proprietà sensoriali del prodottobirra artigianale agricola. L’obiettivo è il miglioramento e la valorizzazione dellebirre artigianali agricole prodotte in Toscana.

L'aula di degustazione del SensoryLab
L’aula di degustazione del SensoryLab

Parole e intensità: descrivere le sensazioni

La costituzione di un panel di giudici addestrati si sviluppa in due momenti:

  1. attraverso la creazione di unvocabolario condivisoper descrivere sensazioni e proprietà della birra;
  2. definendo l’intensitàdelle sensazioni in modo comparabile e condivisibile dal gruppo .

Un percorso costruito attraverso incontri successivi, durante i quali abbiamo assaggiato collettivamente campioni dibirre artigianali agricole.

In questo contesto un assaggio corrisponde a un singolosorso di birra, servito in un bicchierino di plastica di quelli da caffè. Una quantità minuscola a cui segue unadescrizione libera delle sensazioni provate, usando descrittori neutri senza esprimere giudizi sul prodotto. Solo un sorso perché contano le prime impressioni.

Durante il primo incontro ci hanno chiesto a ogni assaggio diusare le parole a piacere, sempre tenendo presente che avrebbero dovuto essere comprese anche dagli altri.

La quantità di birra per un assaggio
La quantità di birra per un assaggio

Al secondo incontro abbiamo cominciato adaffinare il procedimentoconcentrando l’attenzione sui quattro gusti e sulle sensazioni palatali.

Inoltre abbiamo assaggiato dellesoluzionipreparate per i test. Soluzioni di:amaro,acidoeastringenteche hanno la funzione diallineare i componenti del panelsulle sensazioni e sul vocabolario condiviso. Le soluzioni sono concentrazioni moderate di sostanze; l’amaro è fatto con caffeina pura, l’acido con succo di limone (acido citrico) e ha un ph di circa 4/5, l’astringenza è ottenuta usando solfato di alluminio.

Quell’unico sorso di birra ècalibrato: la quantità è infatti misurata per riempire la bocca e solo su questo si dà la valutazione. Si tratta di tipo di valutazione è diversa da quella dei panel di consumatori che sono chiamati a esprimersi sulla gradevolezza di un prodotto.

Assaggi di birre artigianali agricole toscane che hanno partecipato al progetto del SensoryLab
Assaggi di birre artigianali agricole toscane che hanno partecipato al progetto del SensoryLab

Gli standard di riferimento

Al terzo incontro hanno introdotto glistandard di riferimento. Cosa sono gli standard di riferimento? Si tratta disostanze naturali o di sintesiche vanno a riprodurre alcune delle sensazioni percepite nella birra. In pratica, sono boccette di vetro scuro contenenti una certa quantità di sostanza odorosa, che deve essere poca per impregnare l’aria nel contenitore.

Si svita il tappo, si annusa il contenuto, si richiude. Dopo 20/30 secondi, è possibile ripetere l’operazione. Il giudice del panel deve tararsi su questi campioni.

Le sostanze odorose che ci hanno fornito sono state:caramello,miele di castagno,tostato(ottenuto con un pezzetto di pane abbrustolito),cereali cotti(farro, orzo e non ricordo che altro, mi pare frumento),agrumato(una fetta di pompelmo fresco in un bicchierino, da odorare separando la buccia dal frutto fresco, strappandola con le unghie per fare uscire il profumo dalla buccia senza fare differenza tra succo, buccia e albedo; tutto sotto il nome di “agrumato” e via).

Standard di riferimento aromi della birra
Le boccettine di standard di riferimento degli aromi della birra

L’esame del flavor è proseguito anche nell’incontro successivo quando le boccette degli standard da cinque sono diventate12e in alcuni casi il tipo contenuto è cambiato. La fetta di pompelmo fresca, per esempio, è stata sostituita da un tampone di ovatta imbevuto di una soluzione di aromi naturali. Il risultato un sentore sì agrumato, ma completamente differente dal pompelmo appena tagliato della lezione precedente. Tra le novità l’aroma di luppolo, ottenuto con un’infusione di fiori di luppolo che a me ricordava tantissimo la curcuma. E ancora una provetta di cereali crudi, di quelli da colazione, che sembrava del musil.

Intensità

Dopo la definizione degli standard abbiamo affrontato il tema dell’intensità, cominciando a parlarne in modo molto semplice, mettendo a punto una scala piuttosto ovvia che abbiamo usato per tutti i test successivi:

estremamente forte
molto forte
forte
moderato/forte
moderato
moderato/debole
debole
molto debole
estremamente debole

Flavor e intensità

Lo standard funge da riferimento non solo come flavor, ma anche comeintensità. Basandoci sul contenuto delle boccette, pian piano abbiamo composto una lista di descrittori da usare negli assaggi. A quel punto era già passata una ventina di giorni dal primo incontro, e sono iniziate la prove colsoftware.

La prova con il software di raccolta delle valutazioni del panel di degustazione della birra
La prova con il software di raccolta delle valutazioni

Il ‘software’ è una semplice interfaccia di raccolta dati in cui sono stati riportati idescrittori selezionati tra quelli più usati durante le prove, ciascuno con la suascala di intensità. Ogni giudice è provvisto di un codice con cui attivare il programma. Ad ogni assaggio va riempita una tabella coi descrittori, indicandone l’eventuale presenza e la sua intensità. Il programma fa attendere minuto e mezzo tra una birra e l’altra e ricorda di bere acqua.

Le prime caratteristiche da inserire sonocarbonazione e corpo. Piuttosto difficile perché la quantità di birra è limitata, e per esperienza, so che ce ne vuole di più per avere un’idea più precisa. In questo modo ci si rende conto solo delle birre sovracarbonate e di quelle piatte, ma è difficile individuare i gradi intermedi (e anche qui mi faccio condizionare dall’esperienza e dall’abitudine: a loro interessa stabilire solo se il campione sia più o meno frizzante).

Come ho già detto, i descrittori sulla scheda sono quelli identificati durante le sessioni precedenti — non quelli che trovi sullaruota di Meilgaard! — e alla fine viene chiesto di valutare il livello disapore complessivo. Il gradimento della birra qui non è in discussione: non vogliono sapere se la birra ci sia piaciuta o meno, ma se sia più o menosaporita.

Usare quei pochi descrittori per me è stato abbastanza difficile perché significavaaccantonare oltre vent’anni di degustazionie la conseguente forma mentis. Tuttavia è stato un esercizio molto interessante che sono stata contenta di aver fatto. Ma fare una degustazione edonistica, magari tra amici, per sapere se la birra è buona e quali caratteristiche possiede, è tutto un altro tipo di esercizio. Lo stesso vale per i concorsi dove entrano in gioco altri fattori e altre abilità. Invece qui si è trattato di abbandonare il solito modo di pensare, concentrandosi sull’unico sorso a disposizione, senza la possibilità di tornare indietro o di fare un secondo assaggio.

Negli ultimi incontri è sparita la parte corale e le degustazioni sono diventateindividuali. Ti sedevi davanti al tablet, lo accendevi con il tuo codice-giudice e ti venivano servitidue round da 4 birre ciascuno. Il solito sorso e poi dovevi riempire la scheda. Tutto qui.Solo le prime impressioni basate sul training.

Il progetto delSensoryLabriguarda solo lebirre agricole toscanee quindi non è rivolto a tutti i birrifici della Regione, ma solo a quelli che hanno la denominazione dibirrificio agricolo.

Analisi sensoriale della birra

Avendo organizzato tanti corsi brevi, mi è sempre interessato capire di più sull’efficacia e su cosa ci si possa aspettare da un allenamento di degustazione circoscritto. Perciò ho colto questa occasione al volo.

L’importanza del vocabolario e di allinearsi all’inizio con gli altri giudici è un aspetto che non mi ha sorpresa. In passato ho anche scritto unarticoloper raccontare comepoche ore di training possono affinare la capacità descrittiva/degustativa e su come tutto ciò sia principalmente questione di vocabolario. Metto insieme queste due parole perché a mio avvisoin degustazionevalutare e descriveresono due azioni inseparabili.

Tornando all’esperienza conSensoryLabdi UniFi per me è stata piuttosto difficile, specialmente all’inizio. Come ho detto prima si trattava di mettere da parte nella mente anni di degustazioni fatte in un certo modo. Per esempio tutti indicavano una componente acidula della birra che, quando assaggiata in quantità così esigua e a temperatura ambiente, viene fuori per forza di cose. Io ho accantonato questa sensazione perché l’ho attribuita al mezzo sorso e alla temperatura, sapendo che in una condizione di assaggio “normale”, quel sapore acidulo avrebbe spiccato molto meno, e non l’ho segnalato. Altro errore, sempre alla prima prova, quando ho assaggiato entrambe le birre assieme, una dietro l’altra, scegliendo mentalmente quale fosse la migliore e perché. Poi mi sono ricordata di non essere a un concorso.

 

[Leggi anche:Quanto conta l’allenamento nella valutazione della birra?]

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Francesca Morbidelli

Mi chiamoFrancesca Morbidellie sono tra i fondatori dellaPinta Medicea, prima associazione di appassionati e poi blog dedicato alla birra artigianale in Italia. Dal 2007 scrivo articoli, recensioni e approfondimenti sul mondo della birra, gestendo anche le varie emanazioni social del sito. Da oltre quindici anni, sono docente egiudice in concorsi birrari internazionali, collaborando con realtà riconosciute come Unionbirrai e MoBI, e partecipando regolarmente a eventi e degustazioni ufficiali. La mia esperienza comprende sia la valutazione tecnica delle birre che l’educazione degli appassionati, attraverso corsi e workshop. Ho contribuito a guide e pubblicazioni sul mondo della birra artigianale, e gestisco anche rubriche dedicate ai birrifici, agli stili di birra e agli abbinamenti gastronomici. Puoi consultare il miobeer resumein inglese per una panoramica completa del mio percorso professionale. Sono inoltre presente sui principali social professionali:Twitter:@pintamediceaLinkedIn:Francesca Morbidelli. Per contatti diretti, puoi scrivermi afrancesca@pintamedicea.com. Come amministratrice del sitoPinta Medicea, mi occupo di promuovere la cultura della birra artigianale italiana, valorizzando birrifici, stili, eventi e iniziative di settore. La mia missione in Pinta Medicea è condividere conoscenza, passione e competenza con tutti gli appassionati di birra.