Birrificio artigianale The Wall

Tratto da La birra nel mondo, di Antonio Mennella-Meligrana Editore

Birrificio The Wall, Venegono Inferiore in provincia di Varese

Si trova in un capannone tessile riconvertito e ristrutturato, con imponente graffito esterno realizzato dal writer milanese Max Gatto, autore anche delle splendide etichette – thewallbeer.com.

Fu opera di Stefano Barone, impegnato nel mondo della carta stampata e interessato alla diversificazione delle attività imprenditoriali di famiglia. La partenza avvenne nel 2013 come beer firm. L’anno dopo arrivò l’impianto produttivo.

Il compito di birraio fu affidato ad Andrea Rogora, homebrewer di lunga data, assaggiatore e moderatore del forum AreaBirra, tramite il quale i due si erano conosciuti.

Nel 2015 si aggregò Daniele Martinello, anche lui proveniente dall’homebrewing, ma laureato in schienze ambientali e con esperienza presso il Birrificio Settimo e Brewfist.

Nel 2017 fu aperto un pub nel quartiere Isola di Milano, The Wall; seguì, due anni dopo, The Wall Brewpub al primo piano del birrificio.

The Wall pub

Oggi, con un impianto da 20 ettolitri, The Wall, anche contoterzista, con una trentina di etichette, ne realizza altrettante a marchio proprio. Mentre la linea d’imbottigliamento e infustamento isobarica evita la rifermentazione su tutta la gamma. Una gamma, che diventa sempre più ampia per i diversi gusti dei due birrai: Andrea, ama la fermentazione alta, gli stili innovativi e le pesanti luppolizzazione di matrice americana; Daniele invece, predilige la fermentazione bassa e gli stili tradizionali del mondo tedesco e anglosassone.

The Wall Fire Witch, india pale ale di colore ambrato intenso con riflessi aranciati  (g.a. 6,5%); abbondantemente luppolizzata all’americana, anche a secco. Con una carbonazione abbastanza contenuta, la schiuma avorio emerge sottile, compatta, cremosa, duratura. Il naso è completamente dominato da profumi agrumati, floreali, di resina e frutta tropicale. Per gli altri elementi, “non ce n’è, pane secco”, come suggerisce un vecchio adagio.  Se proprio vogliamo andare a cercare il pelo nell’uovo, riusciamo ad avvertire a malapena qualche indizio di tostature e, a contrasto, sorprendentemente, un tocco di caramello in sostituzione del miele. Il corpo medio si propone in una  consistenza spiccatamente acquosa per una facile scorrevolezza. Biscotto e caramello iniziano l’allestimento di una robusta base maltata che, completata dalla dolcezza della frutta tropicale, si rivela perfettamente all’altezza di reggere l’ondata amara, vegetale e resinosa, tostata e terrosa. Il finale pungola addirittura il palato con i suoi aghi di pino. Da parte sua, il retrolfatto dà una sferzata all’amaro, che sembra però aver esaurito le energie per poter proseguire in una dispendiosa aggressività.

The Wall Mrs. White, session IPA di colore giallo pallido  (g.a. 4,5%). Si pone a metà strada fra una white IPA e una american wheat. Utilizza infatti malto d’orzo, fiocchi di frumento e di avena; un ceppo di lievito americano; abbondanti luppoli Cascade, Simcoe e Columbus; nonché semi di coriandolo e buccia d’arancia amara. La carbonazione è parecchio forte; la schiuma bianchissima, un po’ grossolana, cremosa e di scarsa durata. L’aroma si libera fresco e pulito. Subito, entra in scena la componente speziata, fatta di pepe bianco e semi di coriandolo. Segue la componente agrumata, con limone, cedro, scorza di mandarino. Completa il bouquet olfattivo un tocco di luppolo floreale. Il corpo leggero si esalta nella sua scorrevolissima consistenza acquosa. Su una croccante base di malto, sostenuta peraltro dalla dolcezza di agrumi canditi, il luppolo può fare il bello e il cattivo tempo, in un percorso gustativo non così lungo ma di sicuro equilibrato, brioso. E, con l’acidulo del frumento compiutamente amalgamato con la morbidezza dell’avena, ne viene fuori un sapore agrumato, amarognolo, che rinfresca e disseta piacevolmente. Nel finale, una buona secchezza ripulisce il palato, favorendo le corte sensazioni del retrolfatto in cui l’acredine della scorza di limone e del pompelmo si fonde a meraviglia con un erbaceo amaricante.

Birra The Wall

The Wall Kubla Khan, black IPA di colore marrone molto scuro tendente al nero (g.a. 6%). Con una moderata effervescenza, la schiuma cappuccino si leva enorme, fine, densa, cremosa, di notevole tenuta e allacciatura al vetro. Oltre al classico malto d’orzo, l’aroma propone una minima dose di malti scuri che alimentano profumi di caffè, tostature, cioccolato, costantemente tesi al bilanciamento della resina, delle erbe, del luppolo terroso. E non manca, dal sottofondo, qualche accenno di carruba, agrumi, frutta tropicale. Il corpo medio ha la tipica consistenza a chiazza di petrolio, liscia, scorrevole. Anche nel gusto il bilanciamento tra la componente di cereale e quella del rampicante si rivela di sicuro interesse, con un sapore morbido, asciutto, tostato, che porta a un discreto finale di liquirizia. La lunga persistenza retrolfattiva si snoda tra intense sensazioni di moca, noci, aghi di pino.

The Wall John Hops, hoppy imperial lager di colore giallo dorato carico  (g.a. 8,8%); con abbondante luppolizzazione americana anche a freddo. L’effervescenza è media; la schiuma, perfettamente bianca, si alza non così generosa, ma sottile, compatta, di buona tenuta e allacciatura. Al naso si mettono subito in evidenza i profumi di frutta esotica donati dalla ricca luppolizzazione a freddo; mentre emergono pian piano dal sottofondo, e infervorati dall’etanolo, sentori di malto e pane, albicocca e buccia d’arancia secca, lievito e caramello, resina ed erbe. Il cotpo medio tende al leggero, in una consistenza tra oleosa e acquosa. Nel gusto, apre invece le danze un dolce mieloso, seguito a ruota dalla frutta tropicale che non va oltre la metà del percorso per l’incipiente ondata amara che si fa sempre più intensa, invadente. Da parte sua, l’alcol cerca di non uscire dal seminato, anche perché contrastato dai luppoli, ma non può dissimulare oltre un certo limite il proprio vigore che inevitabilmente comincia a disturbare la scorrevolezza della bevuta. Un certo sentore di malto si manifesta solo nella croccante secchezza del finale; si tratta però soltanto di una pausa illusoria, perché è in agguato la lunga persistenza del retrolfatto, intensamente resinosa.

Birra The Wall

The Wall/Argo Sjavár Bjór, amber ale di color rubino  (g.a. 5,2%); con aggiunta di liquirizia salata islandese. La carbonazione è media; la schiuma avorio si leva non così ricca, ma fine, compatta, cremosa, di buona tenuta e allacciatura. Il bouquet olfattivo regala gradevoli e morbidi profumi di caramello, malto tostato, liquirizia, frutta secca, lievito, datteri, crème caramel, nonché qualche lontano sentore di sale marino. Il corpo medio ha una consistenza un po’ oleosa. Il gusto, moderatamente dolce (con malto caramellato, zucchero, cereali, biscotti) e caldo per buona parte del lungo percorso, va via via prendendo note, prima, agrumate, poi, molto secche di luppolo erbaceo. Nel finale, caramello e liquirizia raggiungono il top dell’armonia, intanto che si alzano dal retrolfatto sensazioni amabili di malto e acidule di tostaturte.

Birra celebrativa

The Wall Hibiscus, spiced ale di colore rosso aranciato (g.a. 4,5%); con massiccio utilizzo di fiori di ibisco in ogni fase del processo produttivo. Fu presentata ufficialmente per l’inaugurazione di The Wall Brewpub, peraltro quinto compleanno del birrificio. Con una media effervescenza, la schiuma rosata sbocca enorme, soffice, cremosa, ma non così persistente. Al naso, si apre, fresco e pulito, un intenso aroma maltato (crosta di pane) all’ombra dei fiori di ibisco che fanno allegramente comunella con sentori erbacei e di luppolo speziato. Il corpo, abbastanza leggero, dispone anche di una scorrevolissima tessitua acquosa. Anche il gusto ostenta una buona pulizia nella sua consistenza dolciastra, contrastata efficacemente dalla delicata speziatura erbacea e dalla fresca acidulità floreale. Estremamente secco, il finale introduce un sufficiente retrolfatto dalle sensazioni acri e amarognole piuttosto astringenti.

[Le foto sono tratte dal sito web del birrificio]

Antonio Mennella

Antonio Mennella

Nato il primo gennaio 1943 a Lauro (AV) e residente a Livorno. Laureato in giurisprudenza, è stato Direttore Tributario delle Dogane di Fortezza (BZ), Livorno, Pisa, Prato. PUBBLICAZIONI Confessioni di un figlio dell'uomo - romanzo - 1975; San Valentino - poemetto classico - 1975; Gea - romanzo - 1980; Il fratello del ministro - commedia - 1980; Don Fabrizio Gerbino - dramma - 1980; Umane inquetudini - poesie classiche e moderne - 1982; Gigi il Testone - romanzo per ragazzi - 1982; Il figlioccio - commedia - 1982; Memoriale di uno psicopatico sessuale - romanzo per adulti - 1983; La famiglia Limone, commedia - 1983; Gli anemoni di primavera - dramma - 1983; Giocatore d’azzardo - commedia - 1984; Fiordaliso - dramma - 1984; Dizionario di ortografia e pronunzia della lingua italiana - 1989; L'Italia oggi - pronunzia corretta dei Comuni italiani e nomi dei loro abitanti - 2012; Manuale di ortografia e pronunzia della lingua italiana - in due volumi - 2014; I termini tecnico-scientifici derivati da nomi propri - 2014; I nomi comuni derivati da nomi propri - 2015. BIRRA La birra, 2010; Guida alla birra, 2011; Conoscere la birra, 2013; Il mondo della birra, 2016; La birra nel mondo, Volume I, A-B - 2016; La birra nel mondo, Volume II, C-K -2018; La birra nel mondo, Volume III, L-Q - 2019; La birra nel mondo, Volume IV, R-T - 2020; La birra nel mondo, Volume V, U-Z - 2021. Ha collaborato a lungo con le riviste Degusta e Industrie delle Bevande sull'origine e la produzione della birra nel mondo.

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