Uve e castagne i tratti distintivi delle birre artigianali italiane

Ho dato ieri la notizia della nuova guida online The Beer Style of Europe and beyond—Lo stile della birra d’Europa e oltre a cura di Tim Webb sulle birra in Europa. Una fotografia del mondo birrario europeo a uso dei consumatori, pubblicata da EBCU, l’associazione dei consumatori di birra del Vecchio continente. Uno strumento per adesso solo in inglese, ma aperto a tutti, per aiutare l’approccio al mercato della birra, e che si propone di essere sempre in aggiornamento, seguendo le evoluzioni che si susseguiranno.

Una delle prime cose che sono andata a guardare è stato il capitolo sulla birra in Italia, collocato tra le “specialità regionali”, in buona compagnia con Belgio, Finlandia, Polonia, Germania. Oltre alle IGA–Italian Grape Ale, sono stata contenta di ritrovarci le birre alle castagne che adesso non si fila più nessuno, ma per un periodo piuttosto lungo sono state emblema delle birre artigianali italiane e della biodiversità del nostro paese – come sottolinea spesso e volentieri Kuaska.

Ecco la traduzione.

La rivoluzione della birra in Italia ha preso una strada nettamente diversa da quella in America e nel nord Europa, da noi la birra artigianale è pensata più per la tavola che per il bar.

All’inizio la tendenza era imitare gli stili stranieri, personalizzandoli e interpretandoli in chiave locale, talvolta utilizzando con disinvoltura ingredienti insoliti, senza la paura di rompere con la tradizione.

Ad esempio, dal 1996, alcuni birrai italiani hanno iniziato a fare il dry hopping nelle lager chiare, con recenti variazioni sul tema che vedono l’utilizzo di luppolo fresco, luppolo sperimentale e in alcuni casi di luppolo coltivato per “terroir speciali”. Quest’ultimo ha portato alla definizione di “Italian Pilsner” che gode di ampia credibilità negli Stati Uniti e nel mondo.

[Leggi anche: Tipopils day 8 ottobre 2020 per degustare le versioni di Italian Pilsner con dry hopping]

Inoltre, se una sola birra potesse pretendere di essere uno stile, allora la Xiauyù del Baladin con le sue varianti – un intenso barley wine sottoposto a tre cicli di fermentazione che termina praticamente senza carbonatazione, simile a un vino liquoroso – potrebbe essere considerata stile birrario a sé stante.

Birra alle Castagne

Assieme ad alcuni birrifici francesi, gli italiani hanno imparato l’uso delle castagne per creare sapori rotondi, dolci e nocciolati, ma al contempo terrosi. Un’ampia tavolozza su cui costruire birre alle castagne che vanno dalle mainstream alle versioni più stravaganti.

Italian Grape Ale (IGA)

Una nuova specialità italiana sono le birre prodotte con fino al 40% di uve nel mosto. Lo stile è ancora in via di definizione e per adesso include esperimenti con birre fatte con mosto d’uva, fiori d’uva, succo e occasionalmente col vino stesso. La birra di fondo può essere prodotta indifferentemente da una varietà di cereali e fermentata con lievito lager, ale oppure di vino. Lo stile è già suddiviso in tre varietà: Red, White e Sour. Se ben riuscita, una IGA avrà le caratteristiche sia del vino che della birra, senza però che nessuna delle due componenti sia predominante. Il carattere dipende in parte dal vitigno utilizzato.

Francesca Morbidelli

Francesca Morbidelli

Mi chiamo Francesca Morbidelli, sono tra i fondatori della Pinta Medicea. Dal 2007 scrivo di birra su questo blog e ne gestisco le varie emanazioni social. Sono docente e giudice in concorsi birrari da un decennio, e collaboro sia con MoBI che con Unionbirrai. My beer resume (in English). Amministratrice del sito de La Pinta Medicea: francesca [at] pintamedicea.com - Twitter: @pintamedicea e @storiediweb

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