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Cambiamento climatico: allarme per birra e patate fritte in Belgio

Da qualche giorno è uscito uno studio dal titolo Evaluation of the socio-economic impact of climate change in Belgium, un rapporto che analizza le conseguenze del cambiamento climatico su economia e società.

L’innalzamento delle temperature sta portando a estati più calde e secche e ad inverni più miti e umidi, ce ne stiamo accorgendo a ogni stagione che passa. Tutto ciò impatterà sull’ambiente, sulla società e sull’economia mondiale, mettendo in pericolo le due produzioni più iconiche del Belgio: birra e patate fritte.

La siccità ha colpito la coltivazione delle patate, sui prezzi e su tutta l’industria che ruota attorno alla trasformazione e refrigerazione del prodotto.

Produzioni di birra e cambiamento climatico

Anche la produzione di birra si trova ad affrontare una grande minaccia.

In Belgio oltre il novanta per cento dell’orzo che viene impiegato per fare la birra è di importazione. Uno studio internazionale ha scoperto che il calo delle rese dei raccolti di orzo per via del caldo e della siccità, potranno causare una perdita mondiale dei raccolti stimata tra il 3% e il 17%. E il Belgio si colloca tra i paesi più colpiti dalla diminuzione dell’offerta di orzo, con una conseguente riduzione della produzione di birra calcolata tra il 10% e il 40%. Anche il luppolo non sfuggirà al climate change che impatterà sulle coltivazioni del 7-10%.

Un discorso a parte sul Lambic

Le fermentazioni spontanee dipendono in modo critico dalla temperatura ambiente. Già adesso la finestra con le temperature giuste per la fermentazione del lambic si è ridotta, e i produttori si trovano con la stagione ideale per la fermentazione spontanea decurtata di oltre il 10%. Stiamo parlando del patrimonio tradizionale della birra del Belgio.

Sono già diversi anni che la Brasserie Cantillon segnala questo problema.

Fin dal 1900 Cantillon produce nel suo birrificio di Bruxelles birre a fermentazione spontanea, che sono considerate tra le migliori birre lambic al mondo. Secondo la ricetta tradizionale, il mosto rimane per una notte all’aria fresca di fine ottobre, in modo che sia esposto ai lieviti selvaggi che lo circondano. Mentre il mosto si raffredda nella grande vasca di rame – collocata nel sottotetto del birrificio – attira i lieviti presenti nell’aria e si mescola con loro. Il mosto viene infine trasferito nelle botti per la fermentazione. tutto questo, meraviglioso, processo può accadere solo se la temperatura esterna rimane entro un certo range tipico dell’autunno.

[Foto di Engin Akyurt]

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Francesca Morbidelli

Mi chiamo Francesca Morbidelli e sono tra i fondatori della Pinta Medicea, prima associazione di appassionati e poi blog dedicato alla birra artigianale in Italia. Dal 2007 scrivo articoli, recensioni e approfondimenti sul mondo della birra, gestendo anche le varie emanazioni social del sito. Da oltre quindici anni, sono docente e giudice in concorsi birrari internazionali, collaborando con realtà riconosciute come Unionbirrai e MoBI, e partecipando regolarmente a eventi e degustazioni ufficiali. La mia esperienza comprende sia la valutazione tecnica delle birre che l’educazione degli appassionati, attraverso corsi e workshop. Ho contribuito a guide e pubblicazioni sul mondo della birra artigianale, e gestisco anche rubriche dedicate ai birrifici, agli stili di birra e agli abbinamenti gastronomici. Puoi consultare il mio beer resume in inglese per una panoramica completa del mio percorso professionale. Sono inoltre presente sui principali social professionali: Twitter: @pintamediceaLinkedIn: Francesca Morbidelli. Per contatti diretti, puoi scrivermi a francesca@pintamedicea.com. Come amministratrice del sito Pinta Medicea, mi occupo di promuovere la cultura della birra artigianale italiana, valorizzando birrifici, stili, eventi e iniziative di settore. La mia missione in Pinta Medicea è condividere conoscenza, passione e competenza con tutti gli appassionati di birra.