Birrificio Contadino Cascina Motta

Tratto da La birra nel mondo, Volume IV, di Antonio Mennella-Meligrana Editore

Società Agricola-Birrificio Contadino Cascina Motta

Sale/Italia

Microbirrificio agricolo in provincia di Alessandria, Birrificio Cascina Motta fondato nel 2009 e dotatosi, l’anno successivo, di malteria interna. Ma solo a gennaio del 2017 vide la luce la prima cotta della Sloira, seguita a breve distanza dalla Cavagna. Cascina Motta invece è un cascinale di epoca napoleonica, con l’imponente villa padronale all’ingresso e la vecchia stalla oggi adibita a sala di cottura e cantina di fermentazione.

Può senz’altro considerarsi l’unico birrificio italiano a filiera interamente aziendale. Infatti produce, e biologicamente, tutti i cereali e il luppolo nella propria tenuta; provvede direttamente al maltaggio e successivamente alla brassatura, senza ricorrere ad approvvigionamenti esterni. E non solo. Tutto è di origine italiana: impianto produttivo, malteria, bottiglie, etichette. L’intero processo produttivo poi si svolge all’insegna dell’ecosostenibilità e della circolarità: dalle sementi autoprodotte alle etichette in carta riciclata e con la sostituzione di parte della cellulosa con scarti di orzo. Proprio per questo, al fine di distinguere l’unicità del metodo produttivo e delle produzioni, l’azienda è designata con il marchio di “birrificio contadino”.

E, dal Birrificio Contadino, esce, con certificazione biologica, la “birra contadina”, prodotto a km0. Un marchio, questo, che, ispirandosi al mondo del vino, ha introdotto per primo il concetto di “Raccolto dell’anno”. Anche nel processo produttivo della birra infatti, ogni campo di cereali e luppolo ha la sua annata, ogni ciclo di maltaggio e ogni cotta hanno le loro peculiarità: e il prodotto finito presenta inevitabilmente una certa variabilità. Pertanto l’etichetta riporta l’anno del “Raccolto”.

Ideatore del progetto, una volta acquistata nel 2008 Cascina Motta, fu un giovane albese, Massimo Prandi, con solida preparazione in scienze viticole ed enologiche, nonché agroalimentari e biotecnologie vegetali. E oggi Massimo Prandi è responsabile della malteria e della gestione finanziaria aziendale.

La coltivazione invece dei 12 ettari di terreno del cascinale, convertita a regime biologico per orzo distico e altri cereali da birra e luppolo, è affidata a Marco Malaspina. Il responsabile infine della sala cottura è Alessandro Beltrame, formatosi al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e con esperienza presso numerosi birrifici piemontesi.

Ovviamente la gamma di offerte è in fase di decollo, ma in crescita costante. Le birre, frutto genuino dell’artigianalità, non subiscono né filtraggio né pastorizzazione. Mentre, per la loro degustazione, è prevista a breve l’apertura di un’accogliente taproom.

Le birre artigianali del birrificio Cascina Motta

Sloira, german pilsner di colore paglierino carico con riflessi tenuemente dorati e dall’aspetto a malapena velato (g.a. 5%). Sloira, in dialetto piemontese, è l’antico aratro trainato dal bue, che peraltro campeggia suggestivamente nel marchio del birrificio a sancire il profondo legame della “birra contadina” con il territorio circostante. La decisa carbonazione tipologica origina un’enorme schiuma bianca, fine, compatta, cremosa, di pregevole stabilità e allacciatura. L’erbaceo del luppolo fresco, la fragranza dei fiori di campo, la croccantezza dei cereali, lo speziato del lievito, l’asprigno della mela verde, allestiscono un bouquet olfattivo che fa di una gradevole finezza l’insostituibile pendant dell’elevata intensità. Il corpo medio tende decisamente al leggero, in una scorrevolissima consistenza acquosa. Ancora luppolo con note erbacee e malti con cereali e caramello si rendono protagonisti di un eccellente equilibrio gustativo: e il sapore si snoda moderamente dolce, lievemente amaro, opportunamente acido, a rendere il prodotto eccezionalmente rinfrescante e dissetante. Una sfuggente astringenza finale ricorda la nespola o un cachi acerbo. Poi è la volta del retrolfatto, breve ma incisivo, ricco di sensazioni che, dalla neutralità iniziale, passano in fretta a un delizioso amarognolo, anche se a tratti pungente.

Cavagna, amber lager/vienna di colore ambrato rossastro tendente al marroncino e dall’aspetto alquanto nebuloso (g.a. 5,8%). Con una carbonazione moderata, la schiuma ocra sbocca ricca e minuta, compatta e cremosa, di pregevole tenuta e aderenza. L’aroma si apre pulito, intenso, a base di malto scuro tedesco, tipo Vienna o Monaco; intanto che, dal sottofondo, alitano croccanti sentori di tostature, di un lieve fruttato, ma soprattutto caramellati e freschi. Il corpo, da leggero a medio, si avvale di una straordinaria morbidezza vellutata che sostiene egregiamente la scorrevolezza della bevuta. Nel gusto, si mette subito in evidenza la solida struttura di malto che impatta subito con la sufficiente e decisa presenza equilibratrice del luppolo: e il sapore prende a snodarsi pieno, soffice, elegante. Nel finale, lo stesso malto si asciuga opportunamente per evitare di fungere da copertura dell’amabilità. Il retrolfatto non ha certo lunga durata; riesce comunque a esaltare, con netta distinzione adesso, la delicata tostatura e il complesso profilo melanoide del malto Vienna.

Sanpa, saison di colore tra l’arancio carico e il dorato antico e dall’aspetto velato (g.a. 5%); recente proposta del birrificio. La carbonazione è abbastanza vivace; la schiuma eburnea che si forma, minuta, ben amalgamata, cremosa, tenace e, a completa dissoluzione, lascia discreti pizzi alle pareti del bicchiere. L’intensità olfattiva pretende attenzione e ammirazione per la sua elevata intensità peraltro di attraente finezza: frutta tropicale, scorza d’arancia, pompelmo, anche un lieve speziato da lievito e qualche tocco di pepe. Il corpo, di media intensità, si propone in una morbida consistenza quasi cremosa. Il gusto defluisce in un alternarsi armonioso di note fruttate, anche tropicali e agrumate, non senza un pizzico di rustica speziatura ancora da lievito. Il finale arriva decisamente asciutto, e detergente. Nella sua persistenza non così lunga, il retrolfatto trova il tempo e la maniera per regalare impressioni di agrumi piacevolmente amarognole.

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Antonio Mennella

Antonio Mennella

Nato il primo gennaio 1943 a Lauro (AV) e residente a Livorno. Laureato in giurisprudenza, è stato Direttore Tributario delle Dogane di Fortezza (BZ), Livorno, Pisa, Prato. PUBBLICAZIONI Confessioni di un figlio dell'uomo - romanzo - 1975; San Valentino - poemetto classico - 1975; Gea - romanzo - 1980; Il fratello del ministro - commedia - 1980; Don Fabrizio Gerbino - dramma - 1980; Umane inquetudini - poesie classiche e moderne - 1982; Gigi il Testone - romanzo per ragazzi - 1982; Il figlioccio - commedia - 1982; Memoriale di uno psicopatico sessuale - romanzo per adulti - 1983; La famiglia Limone, commedia - 1983; Gli anemoni di primavera - dramma - 1983; Giocatore d’azzardo - commedia - 1984; Fiordaliso - dramma - 1984; Dizionario di ortografia e pronunzia della lingua italiana - 1989; L'Italia oggi - pronunzia corretta dei Comuni italiani e nomi dei loro abitanti - 2012; Manuale di ortografia e pronunzia della lingua italiana - in due volumi - 2014; I termini tecnico-scientifici derivati da nomi propri - 2014; I nomi comuni derivati da nomi propri - 2015. BIRRA La birra, 2010; Guida alla birra, 2011; Conoscere la birra, 2013; Il mondo della birra, 2016; La birra nel mondo, Volume I, A-B - 2016; La birra nel mondo, Volume II, C-K -2018; La birra nel mondo, Volume III, L-Q - 2019; La birra nel mondo, Volume IV, R-Z - di prossima uscita. Ha collaborato a lungo con le riviste Degusta e Industrie delle Bevande sull'origine e la produzione della birra nel mondo.

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