Che cosa sono le Birre Open Source?
Indice dei contenuti
Che cosa sono le birre open source?
Il mondo della birra artigianale, così come l’abbiamo visto nascere e lo conosciamo, è molto spesso fondato sulla condivisione delle conoscenze, sperimentazione (molte volte ardita) ed anche cultura delle tecniche birrarie storiche e contemporanee. In questo humus ricco e intenso, il concetto di birra open source trova un terreno particolarmente fertile che viene cavalcato da tanti e fa parte della cultura craft. Prima di continuare, però, vediamo che cosa significa parlare di birre “a ricetta aperta”.
Una birra open source è una birra la cui ricetta viene resa pubblica dal produttore. Lo scopo è permettere a chiunque (dagli appassionati ai birrai professionisti passando per gli homebrewer) di riprodurla, studiarla, modificarla e darne interpretazioni differenti. Si tratta di un tipo di filosofia produttiva che prende le mosse dal software libero e che bypassa il segreto industriale delle ricette commerciali. Così come per il software, condividere il know-how è uno strumento di crescita collettiva che avvicina i produttori agli appassionati e consumatori. Si crea quel legame speciale che caratterizza una buona parte del mondo della birra artigianale.
Come nascono le birre open source?
La prima, vera birra open source è stata inventata da un gruppo di studenti dell’Information Technology University di Copenhagen che nel 2005 hanno lanciato il progetto Vores Oel (“la nostra birra”). È una birra la cui ricetta si ispira alla filosofia dei software open source, appunto. Dunque una ricetta aperta, liberamente riproducibile, modificabile da chiunque e pubblicata online sul sito: freebeer.org. Ci sono le ricette e le grafiche dal sapore nordico (se uno vuole) da scaricare per le etichette.
Allo stesso tempo, alcuni produttori conosciuti hanno deciso di rendere pubbliche le proprie ricette, ciascuno con modalità e obiettivi diversi: per dare supporto alla scena homebrewing; per fare un po’ di provocazione culturale; oppure cercare di fare delle operazioni di marketing innovativo.
Dove posso scaricare la ricetta di una birra open source?
Nel corso del tempo sono nate tante iniziative sulle birre open source. Qui riporto i casi, a mio avviso, più significativi; tuttavia, se hai qualche altro link da condividere, contattaci oppure lascia un commento qui sotto.
Birrificio BrewDog

Cominciamo con gli scozzesi del BrewDog che hanno reso liberamente disponibili tutte le loro ricette, raccolte in un volume pdf impaginato con cura, pronto per essere scaricato gratuitamente dal loro sito per chiunque voglia utilizzarle. DIY (do it yourself) DOG riunisce tutte le ricette delle birre BrewDog, scritte e adattate con un livello di dettaglio tecnico adatto agli homebrewer. All’interno oltre 200 ricette raccolte fin dall’apertura del birrificio, nel 2005. Ciascuna con l’indicazione degli ingredienti (comprese le quantità), temperature di ammostamento e fermentazione. Per ogni birra, inoltre, vengono svelati i segreti della sua ricetta, per incoraggiare gli homebrewer a riprodurle. Link per il download: drink.brewdog.com/diy-dog.
Birrificio Le Baladin

Anche il birrificio Baladin ha la sua ricetta open source, dal 2008. Si chiama Open ed è considerata la prima birra italiana a ricetta aperta. La ricetta della Open Baladin si trova pubblicata sul sito del birrificio, con le istruzioni per riprodurla tale e quale dagli homebrewer. Lì troviamo anche altre “ricette open” delle varianti che il birrificio produce ogni anno includendo anche il mondo dell’homebrewing. La produzione, infatti, coinvolge anche il vincitore del concorso homebrewer indetto annualmente dall’associazione di consumatori di birra artigianale MoBI – Movimento Birrario Italiano.
Il sito del Baladin riporta tutte le ricette di birre open tarate per 23 litri, da fare con procedimento All Grain. Di solito fanno una sola cotta fino a esaurimento scorte e poi passano a una nuova variante; negli anni ne sono uscite variati stagionali o tematiche: Open Gold, Open White, Open Amber, Open Christmas ecc. Link per i download: baladin.it/le-ricette-open.
Yeastie Boys

È open source anche la ricetta della Digital IPA, creatura del birrificio neozelandese Yeastie Boys. Si tratta di una IPA brassata con abbondanti luppoli locali e destinata al mercato britannico. La ricetta, diffusa con licenza creative commons, è disponibile sul loro sito per permettere agli homebrewer di riprodurla come meglio credono. La scheda tecnica è tarata su una produzione industriale da 2.400 litri (“we brew 2,400L in NZ”), ma è esplicitamente pensata per essere “scalata” e adattata dagli homebrewer. Link per il download: yeastieboys.tumblr.com/digital-ipa-recipe (oppure anche questo link google doc).
The White House

Ovviamente in questo gioco non potevano mancare gli americani! E partendo molto dall’alto, anche la Casa Bianca ha le sue birre open source che tutti possono riprodurre.
Il Presidente Obama, infatti, si è sempre dichiarato un appassionato di birre, così la cucina della Casa Bianca ha iniziato a produrre in proprio una Porter e una Ale, entrambe al miele. Anche il miele è fatto in casa (bianca), prodotto dalle arnie piazzate nel South Lawn. Le due birre presidenziali si chiamano: White House Honey Ale e White House Honey Porter.
Le ricette sono di pubblico dominio e si possono scaricare dal sito web della Casa Bianca*, con tutte le indicazioni per rifarle: obamawhitehouse.archives.gov/ale-chief-white-house-beer-recipe.
(*questa pagina è stata aggiornata e il link ora punta all’archivio della presidenza Obama.)

