Le proprietà del luppolo secondo Hildegard Von Bingen

monaci-birrai-2Forse tutti non sanno che il luppolo è stato l’ultimo ingrediente ad aggiungersi alla composizione-base della birra, come la conosciamo oggi. All’inizio, infatti, la birra si otteneva usando misture di spezie.

L’uso del luppolo a scopo brassicolo iniziò a diffondersi dal XII secolo, grazie agli studi di Santa Hildegard von Bingen (1098-1179), botanica e donna eclettica, monaca benedettina dell’Abbazia di St. Rupert in Germania. Lei ne studiò le proprietà stabilizzanti e conservanti.

In uno dei tanti libri che ha scritto, il “Libro delle Creature” (Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum), risalente alla seconda metà del 1100, nella descrizione delle proprietà del luppolo, si legge:

Il luppolo è caldo e secco, contiene un po’ di umidità e non presenta grande utilità per l’uomo, poiché aumenta in lui la melanconia, provoca tristezza nella mente e appesantisce le viscere (1). Tuttavia, grazie alla sua amarezza, blocca la putrefazione di certe bevande alle quali lo si aggiunge, al punto che possano conservarsi molto più a lungo.

(1) precisa che, a causa della sua aridità, inaridisce gli umori dell’uomo, rendendolo triste e oppresso.

 

Santa Ildegarda di Bingen
Libro delle creature
Gli aspetti sottili delle nature diverse delle creature
Carocci

Nelle varie versioni della storia delle birra che mi sono capitate sottomano, non avevo mai letto che Hildegard Von Bingen ritenesse il luppolo, non solo un ottimo conservante, ma anche una pianta in grado di indurre alla tristezza.

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Pinta Medicea

Mi chiamo Francesca Morbidelli, sono tra i fondatori della Pinta Medicea. Dal 2007 gestisco e scrivo di birra artigianale su questo sito. Sono docente e giudice in concorsi birrari da quasi un decennio, e collaboro sia con MoBI che con Unionbirrai. Amministratrice del sito de La Pinta Medicea: francesca [at] pintamedicea.com - Twitter: @pintamedicea e @storiediweb