La definizione “birrocentrica” di Homo Sapiens nei trattati pseudo scientifici dell’Ottocento
Due domande fondamentali sulla natura umana attraversano tutta la scienza dell’Ottocento: l’essere umano deve prender posto nei trattati di zoologia insieme agli altri animali? E soprattutto, qual è la differenza tra l’Homo Sapiens e le altre creature? Il tratto distintivo che ci differenzia, noi umani, dal resto del mondo vivente? Siamo in un secolo, l’Ottocento, in cui la divulgazione scientifica assume anche una forte componente satirica e caricaturale. Accanto alle opere serie (Darwin, Haeckel), infatti, circolano testi che fanno parodia dello stile scientifico, come quello che segue.
Il saggio tedesco del 1877 intitolato Lustige Naturgeschichte oder Zoologia comica(*) identifica nella passione per la birra l’unico tratto distintivo che separa l’Homo Sapiens dagli altri animali. E infatti, in quelle pagine, lo troviamo raffigurato con in mano un boccale (chop) di birra, gli occhi a fessura e il naso paonazzo. La descrizione che accompagna la foto è naturalmente incentrata sulla birra:
Anche l’uomo appartiene per così dire ai quadrupedi, ma dal momento che ha solo due piedi, non si può pretendere che sia esattamente come gli animali. Egli è l’unico nel suo genere che si differenzia dagli altri animali principalmente per le unghie, la mancanza di capelli (vedi in foto alto). Inoltre si distingue anche per camminare in posizione verticale e per il suo linguaggio, anche se possono essere entrambi incerti e strascicati se ha bevuto troppo. Il suo cibo preferito è la birra che gli piace bere da recipienti di terracotta.
Tra le cinque razze umane, la più comune e diffusa è la caucasica perché è composta da uomini felici di sgranocchiare formaggio e bere birra.
Poi non è che ci sia tanto altro da dire sull’uomo.Wikisource: Lustige Naturgeschichte oder Zoologia comica
La pseudo-zoologia del volume si spinge oltre, tentando di classificare anche le “cinque razze umane” e identificando la caucasica come la più diffusa, perché composta da uomini felici di sgranocchiare formaggio e bere birra. Qui la parodia si fa esplicitamente critica verso le tassonomie razziali allora in voga: una caricatura delle teorie che volevano fondare scientificamente la diversità umana e che oggi sono riconosciute come infondate.
È interessante notare come la birra, in questo testo, non sia soltanto un elemento umoristico ma anche un simbolo identitario, specchio dei costumi dell’Europa centrale di fine Ottocento. Il boccale di terracotta, la postura tentennante, il linguaggio sbiascicato, sono stereotipi che si ritrovano anche in altre opere satiriche del periodo.
Alla fine, come conclude sarcasticamente l’autore, “non è che ci sia tanto altro da dire sull’uomo”. Una frase che ci consegna lo spirito del volume: ovvero smontare la seriosità dei trattati scientifici dell’epoca e ricordare che nonostante tutto siamo animali.
* Lustige Naturgeschichte oder Zoologia comica Una descrizione dettagliata di tutte le creature viventi al mondo (1877)



